Cinque Terre, alla ricerca della normalità perduta Cinque Terre,Contemporanea-mente,Notizie

di Alessandra Fava

Un mese a mezzo dopo l’alluvione le popolazioni chiedono chiarezza sulla ricostruzione.

O le fasce o le frane: per le Cinque terre non c’è via di mezzo. O si recuperano gli appezzamenti o le terre sono destinate a scomparire. Troppo fragile un territorio privo di foreste, con una montagna a picco sul mare che da zero porta a 400 metri d’altezza, una montagna con frane antiche che tracimano in continuazione e che i vecchi riuscivano a tamponare a forza di pietre messe una sull’altra nei muretti a secco, che poi sono anche l’attrattiva per le migliaia di turisti che negli ultimi anni hanno percorso questo pezzo di terra altrimenti remoto. L’ultima alluvione, quella terribile del 25 ottobre, ha provocato nuovi smottamenti.

La protezione civile del Friuli-Venezia Giulia con delle foto aeree in 3D ne ha contato 300 su Vernazza e 170 su Monterosso per un totale di mille eventi franosi nella provincia di Spezia. «Ora bisogna mettere in sicurezza i versanti – dice Michele Presbiterio, geologo di lungo corso, prima segretario generale dell’Autorità del bacino del Po, ora fra i consulenti del sindaco di Monterosso, Angelo Maria Betta (Pdl) – Alle Cinque Terre il disastro non è stato causato dalle cementificazioni come altrove, perché qui si è costruito pochissimo grazie anche al parco nazionale. Semmai la colpa è delle terrazze abbandonate, dove si accumula il terreno che fa ristagnare l’acqua e poi fa tracimare muri a secco e fango a valle».

Restaurare sentieri e fasce (come vengono chiamati in dialetto i terrazzamenti) ha dei costi esorbitanti. Certo in passato il parco poteva investire meglio fondi europei e nazionali e gli introiti del ticket dei sentieri (decine di milioni di euro in 13 anni) ed è anche su quello che la procura di Spezia sta indagando dopo l’arresto del presidente Franco Bonanini e di alcuni amministratori nel 2010. Tuttavia risultano nella disponibilità del Parco almeno due milioni destinati a interventi sul territorio e non sono stati ancora assegnati. Per i sentieri, il comune di Riomaggiore per il 2011 ha avuto contributi per quasi 350 mila euro in gran parte ancora da liquidare, quasi altrettanti quello di Vernazza e 263 mila quello di Monterosso.

Il neo commissario del parco delle Cinque Terre Vincenzo Santoro a metà dicembre in una conferenza stampa ha riferito che «è stato eseguito un monitoraggio ed è stata fatta una mappatura approfondita su tutta la sentieristica» e che «il più battuto è il sentiero numero 2 su cui si concentreranno maggiormente i prossimi sforzi lavorativi». Nell’aria c’è anche l’idea di fare un super-commissario al territorio. Ne accenna sempre Presbiterio: «Le soluzioni sono due: o si danno tutte le terre al parco affinché le metta a posto, oppure si nomina commissario uno dei tre sindaci dei tre comuni delle Cinque terre e gli si danno dei fondi nazionali per mantenere il territorio».

È anche su questo che si sta lavorando a Monterosso. In via Roma e nelle strade limitrofe, dove si è abbattuta la marea di fango e detriti il 25 ottobre, si spala ancora. La strada è pulita, il segno dell’onda che ha raggiunto l’architrave non si vede più, ma in fondi e cantine il fango è ancora visibile, come allo sportello del bancomat e in altri angoli che non sono ancora stati sgomberati. Tutto ti fa ricordare la tragedia, dalle auto accumulate a due passi dal mare a un deposito della spazzatura prima a scomparsa che ora è riemerso dalle viscere della terra e spunta come un fungo a un metro d’altezza. In piazza sono all’opera quelli dell’Acam spezzina, la società del gas, e si sente l’odore forte del gas che fuoriesce. Tante case non ne sono ancora rifornite, vanno avanti a bombole. Erano un ricordo.

Alcuni appartamenti non sono ancora agibili, l’esondazione del torrente Morione, che si restringe verso la foce con argini artificiali, qui ha sfrondato finestre, porte, infissi. Occhiaie vuote sui passanti. Puzza d’umido la chiesa. E tutti si chiedono come sarà possibile ripristinare la fognatura che passava sotto via Roma. Anche quella è stata spazzata dalla furia. Per il paese ci sono ancora le zone rosse che fanno inviperire gli abitanti: il sindaco ha firmato varie proroghe dello stato di emergenza della protezione civile che prevede «l’evacuazione di tutti gli edifici di comune uso personale, familiare o di lavoro in via Roma dal civico 54 fino a monte, via Gioberti, località Valle, Località Balanello, Località Morione e via Buranco, Seravano e salita Magenta» per permettere i lavori agli impianti di gas, luce e acqua potabile. Morale, le strade vengono chiuse temporaneamente con delle transenne per permettere ai mezzi di passare e un tale mugugna di non essere ancora riuscito ad entrare nella propria cantina. Così dopo un mese e mezzo di normalità se ne respira poca.

A Vernazza si ripete il copione, anche peggiore. In paese si entra solo posizionandosi nel primo vagone del treno e si accede solo con un permesso del sindaco. La stazione sembra un avamposto da diligenze, più Ok Corral che riviera. In paese sono rimasti una cinquantina, i più giovani, a spalare. C’è da rifare la fogna, da pensare a come fare arrivare il metano da Volastra e magari riprendere le attività commerciali sperando nel turismo di Pasqua. Per ora di bello c’è stato solo un matrimonio celebrato nei giorni scorsi e le frane intanto fanno paura: le più grandi mettono a rischio l’esistenza del paese stesso.

Anche andarsene, da Monterosso e Vernazza, non è facile. L’unica cosa che funziona è la ferrovia. A Monterosso la strada provinciale è ancora aperta a singhiozzo per i mezzi privati e la gente si organizza a gruppi per andare a Spezia e riempire l’auto di cibarie. A monte la situazione è ancora peggiore, il sistema sta letteralmente crollando come un castello di carte. La strada costiera che prima metteva in comunicazione i cinque paesi è interrotta da una grande frana e non è chiaro quando potrà essere nuovamente percorribile dato che è crollato un ponte in una valle franosa. Tra scarsi pini e macchia anche qui si legge chiaramente che le fasce sono state abbandonate da tempo.

Quanto le amministrazioni locali siano coscienti dell’emergenza montagna, è tutto da capire. Gli ultimi atti amministrativi, sia nel comune di Monterosso che in quello di Riomaggiore, parlano solo di cementificazioni e parcheggi. A Monterosso alla vigilia dell’alluvione il 21 ottobre, una delibera di giunta ha deciso di affidare lo studio di fattibilità tecnico-economica per il parcheggio in località Molinelli e per alcuni giorni sono proseguiti a Monterosso i lavori per un altro parcheggio in costruzione, alla faccia di una delibera della giunta regionale che obbliga al blocco dei lavori in tutte le zone liguri alluvionate. Lo vede il cronista e ne dà conto la rete.

Una certa Olivia, sul blog monterossoliberainformazione, (qui la rete è un po’ come Twitter per la rivoluzione araba) commenta che «non hanno ancora finito di costruire un parcheggio, già parlano di costruirne un altro dalla parte opposta del paese. E pensare che sarebbe meglio dedicassero le loro energie a sistemare i danni alluvionali. Invece no: mentre poche forze lavoro si dedicano ai torrenti ancora chiusi, a poche decine di metri di distanza lavorano a ritmi da stakanovisti per portare avanti la costruzione di un parcheggio a Monterosso in località Loreto. Davvero non c’è nulla di meglio da fare che continuare a portare betoniere di cemento per costruire questo megaparcheggio?».

Nel Comune di Riomaggiore retto dal sindaco Franca Cantrigliani (lista indipendente) con una delibera del 21 novembre, si è deciso che la priorità è la messa in sicurezza della costa, in particolare lo spiaggione di Corniglia e le spiagge di Fossola e Riomaggiore. Con un progetto di uno studio savonese, si rilancia una colata di cemento con la scusa che l’alluvione recente che ha colpito Vernazza e Monterosso ha rivelato quanto siano importanti i collegamenti a mare e che il comune di Riomaggiore ne è carente. Morale nuovi moli, nuovi accosti, nuove dighe e ripascimenti delle spiagge. Tra l’altro su Corniglia continua a lavorare una frana storica che come il manifesto ha raccontato anni fa è stata declassata dalla Provincia di Spezia come atto propedeutico alla costruzione del villaggio Europa. Con l’alluvione è rotolato a valle un altro pezzo di montagna bloccando definitivamente il sentiero delle Cinque terre e anche due abitanti costretti ora a passare a mare (mareggiate permettendo).

Intanto diversi cittadini si interrogano sulla fine delle numerose donazioni che pioveranno sulle Cinque terre. Onlus, associazioni, blog, enti locali, il consorzio turistico delle Cinque terre, persino la sede regionale dell’Ansa con un instant-book, stanno raccogliendo fondi per l’alluvione. E, come per gli introiti incassati dal Parco delle Cinque terre, li abitanti chiedono trasparenza e rendiconti. A Monterosso nei giorni scorsi girava la bozza di una lettera in cui s’invita il sindaco a «rendere noto un elenco di progetti ai quali dovranno far capo le donazioni» e «rendere pubblici gli importi delle donazioni e con quali finalità verranno impiegati gli stessi».

Argomento ancora più calzante, visto che in paese tutti sanno che la finanza ha appena sequestrato dei documenti in Comune, nell’ambito delle indagine della procura spezzina partita dal comune di Riomaggiore e il parco delle Cinque Terre. Intanto resta un’incognita la nomina di un presidente dell’ente parco. Il mandato del precedente commissario Aldo Cosentino doveva finire a dicembre, quindi in tanti si auguravano che governo e regione Liguria nominassero un presidente. Invece Cosentino è stato mandato via di fretta e furia dal passato ministro all’ambiente Stefania Prestigiacomo in concomitanza con la caduta del governo Berlusconi ed è stato nominare in qualità di nuovo commissario l’ex prefetto di La Spezia, Vincenzo Santoro, un siciliano. Cosentino aveva dato trasparenza agli atti amministrativi, pubblicato bilanci e rendiconti, assunto finalmente dei dipendenti del parco e applicato le norme più restrittive sulle costruzioni. La cosa deve aver dato fastidio.

«Se sono inviso ai costruttori, me ne vado contento», ha detto sibillino appena saputo del cambio di guardia. Intanto gli ambientalisti sono sul piede di guerra. «Il nuovo commissario non sembra avere un piano complessivo sul parco – sostiene Claudio Frigerio, portavoce di AmbientalMente, che vive nel parco e se ne occupa da anni – la preoccupazione di tanti è che questo commissario sia il liquidatore del parco. Ci sono forti pressioni speculative che sembrano godere delle simpatie dei sindaci. E nessuno sembra si renda conto che le Cinque Terre sono uniche per i loro terrazzamenti, per questo paesaggio antropizzato, senza quello e la possibilità di camminare a piedi, non credo che i turisti siano ancora interessati a venire».

pubblicato su “Il Manifesto” del 27 dicembre 2011

Immagini tratte da www.mentelocale.itfarm7.staticflickr.comfarm7.staticflickr.com

Cinque Terre, alla ricerca della normalità perduta
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