COP17 a Durban: (Dis)impegno per il cambiamento climatico In Evidenza

di Alberto Zoratti*

Durban - COP17Se la Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico di Durban, in Sudafrica, ha avuto un merito, è stato quello di evitare di deragliare come due anni fa a Copenhagen. Altri pregi, sinceramente, non se ne vedono. E non tanto perché non sia importante il processo di negoziato multilaterale, necessario anche se non sufficiente se si vuole veramente fare qualcosa per contrastare un pianeta che cambia a vista d’occhio, ma perché i tempi che la diplomazia internazionale si sta concedendo sono assolutamente inadeguati rispetto agli appelli dell’intera comunità scientifica globale.

Obiettivo, discutibile, è quello di tenere la temperatura media globale al di sotto dei 2°C di aumento rispetto alle medie pre-rivoluzione industriale. Non perché un cambiamento così strutturale non abbia ripercussioni sottoforma di aumento degli eventi estremi, tra siccità e alluvioni, ma perché il superamento di quella soglia potrebbe indicare un punto di non ritorno. Per poter rispettare l’impegno, però, la scienza chiede di raggiungere il picco in CO2, cioè il massimo delle emissioni globali dopo il quale diminuire, il più presto possibile, o comunque entro il 2015.

Nessuna delle decisioni, o dei desiderata, espressi a Durban rispetterà tale data. Perché il secondo periodo di impegni per i Paesi industrializzati, previsto dal Protocollo di Kyoto (la cui prima fase va a concludersi nel dicembre 2012), benché sia stato salvato da morte annunciata è ancora una scatola vuota, che andrà riempita a cominciare dal marzo 2012 quando si cominceranno ad elencare gli impegni (ci si augura vincolanti) che i Paesi industrializzati prenderanno. E che verranno resi operativi al più presto alla prossima COP, in Qatar, nel dicembre 2012. Il periodo sarà 2013 – 2017, vedremo quanto sarà efficace.

E perché un accordo globale sul clima, che è stato annunciato come importante, vedrà la luce solo nel 2015 per entrare in vigore nel 2020, tra otto anni. E si parla di “agreed outcome with legal force”, un “risultato concordato con vincolo legale”, un contorcimento diplomatico che vuol dire tutto e non significa nulla, al punto che a fine 2011 la Ministra all’ambiente indiana Jayanthi Natarajan si è affrettata a chiarire al leader del principale partito di opposizione che l’India non è disposta a firmare alcun accordo vincolante che condizioni la propria crescita economica.

Se Durban, per fortuna, ha evitato un trauma peggiore e cioè la definitiva chiusura di uno spazio multilaterale sul tema, ha in verità rimandato molte delle decisioni sostanziali ad un prossimo futuro, dimostrando carenza di leadership politica e di responsabilità umana nei confronti delle generazioni che verranno, oltre che degli abitanti attuali del pianeta.

Le strade per poter mettere mano alla situazione sono molte e nessuna di queste mutualmente esclusiva. Non è possibile pensare ad una vera transizione ad una “low-carbon society” se non si coinvolgono le diplomazie ai più alti livelli o le imprese che, volontariamente od obbligatoriamente possono riconvertire ad un’economia più verde, ma senza un’attivazione dal basso, orizzontale e che coinvolga le comunità umane ed i singoli cittadini, ogni battaglia sarà persa. Non c’è niente di più efficace, sebbene non sufficiente, per condizionare i piani di sviluppo urbanistico delle proprie città, o i piani di sviluppo rurale delle proprie Regioni dando spazio ad economie locali, sostenibili e alla piccola agricoltura.

E non può esistere un impegno sociale coerente ed efficace senza un cambiamento radicale dei propri stili di vita. Il cambiamento climatico rimette al centro l’annosa questione del “personale che è anche politico”. Quello che sta succedendo ci impone una coerenza ed un’attenzione mai richieste alle generazioni precedenti, e con tutte le flessibilità del caso è ormai giunto il momento di provare a misurarci con questa sfida senza più demandare nulla a nessuno.

*Responsabile clima ed economia internazionale cooperativa Fair
www.altreconomia.it/clima

Immagine tratta da http://www.earthtimes.org/http://mynameisjerm.com/

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