Quel che resta del villaggio Europa Cinque Terre,Commenti,Contemporanea-mente

di To.Far.

E’ stato per anni, dal 2006, un simbolo della difesa della specificità delle Cinque Terre. Al posto di un villaggio stile alternativo anni ’70, chiuso per motivi igienico- sanitari e di sicurezza a causa della presenza d’amianto, si voleva costruire “per riqualificare l’area” un hotel “diffuso” lungo il muraglione dell’ex ferrovia (fatta arretrare per sicurezza, anni fa, entro il tunnel che collega Corniglia a Manarola).

Un hotel da 300 posti, più degli abitanti del vicino villaggio di Corniglia. L’area si trova però in comune di Riomaggiore (quello ora in dissesto finanziario ereditato dalla precedente gestione sotto l’ala di Franco Bonanini, ex presidente del parco delle 5 terre) e contro il comune, la provincia, la regione Liguria e il parco stesso, comitati di cittadini appoggiati dall’associazione ambientalista VAS hanno condotto una lunga battaglia giudiziaria culminata in due significative vittorie al TAR Liguria e in Consiglio di Stato.

L’area è poi rimasta abbandonata, nonostante segnalazioni fatte in Procura dall’associazione AmbientalMente perchè venisse ripulita dalle baracche fatiscenti e dalle lastre di eternit. Nel frattempo era di nuovo franata parte del Sentiero Azzurro – quello tra Manarola e Corniglia – uno dei tratti più suggestivi e sicuramente ben più naturale della stra/citata e stra/calpestata Via dell’Amore.

Adesso si aggiunge questa frana su parte del villaggio e seppellisce – si spera definitivamente – ogni revival edilizio. Purtroppo la frana sovrastante è in movimento (un movimento storico, sotto osservazione da parecchi decenni) e le conseguenze sono ancora in quantificabili, anche perchè il muraglione sottostante ha crepe profonde e quello di fianco minaccia di deteriorarsi in fretta con effetto Domino.

Davanti alla montagna di sassi e con le gabbie protettive sovrastanti che non hanno retto e che penzolano piene di altri massi, penso all’ultima visita qui fatta con Pierpaolo Guelfi tre anni fa, poco prima che morisse, mentre sognavamo un’area verde pubblica al posto della temuta speculazione privata. Pierpaolo era l’anima dell’opposizione al progetto di mega- hotel; era anche un abitante di Corniglia che aveva con la natura un rapporto sano e realistico. Non sentimentale o astratto ma di tipo contadino, che anch’io ho appreso dai miei nonni, fatto d’interazione rispettosa. Gli animali da cortile hanno un ciclo di vita, quelli selvatici un altro e quelli da compagnia un altro ancora. Le coltivazioni seguono le stagioni e vanno radicate nei terreni adatti, gli esperimenti di contaminazione portano a risultati imprevedibili, bisogna pulire il bosco per far spuntare i prodotti sottostanti e per evitare che gli alberi cadano ammucchiandosi sulla vegetazione trascurata, fiumi e torrenti sono da controllare e pulire.

Ma Pierpaolo non c’è più e anche di contadini veri ne sono rimasti pochi.

Quel che resta del villaggio Europa
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