La scuola di Eddyburg, una buona pratica Buone pratiche,Contemporanea-mente

di Seele Fragat

Da sette anni un gruppo di cittadini, fra i quali urbanisti , architetti e funzionari pubblici provenienti da molte regioni d’Italia, si è ritrovato, ogni anno a settembre, in una località ospite ( Parchi della Val di Cornia , Corigliano d’Otranto , Asolo, Napoli e Riccione ) per continuare i colloqui iniziati in Internet sul sito di Eddyburg, (sito ormai famoso ideato dall’urbanista Edoardo Salzano) per scambiare esperienze in merito alle trasformazioni del territorio e ad una disciplina fortemente in crisi quale l’urbanistica.

L ‘urbanistica per la materia che tratta è molto vicina alla politica intesa come governo della società in nome degli interessi generali e lungimiranti. I politici attuali invece ormai ragionano in tempi sempre più stretti e con ottiche circoscritte a lobby e richieste particolari senza una visione strategica. L’individualismo e l’egoismo miope domina da tempo un po’ tutti i campi,mentre l’urbanistica per statuto deve dare risposte collettive ed ha il compito di rappresentare gli interessi di tutti i cittadini, quelli di oggi e quelli di domani, in quanto abitanti e utilizzatori del “bene comune città”.

Nel 2005 da un gruppo di amici del sito di Eddyburg è scaturita l’idea di una scuola dalla constatazione che sia nella formazione universitaria, sia nei corsi professionali, mancasse qualcosa e che si rendesse necessaria un’analisi critica dell’attuale situazione del mondo e dei suoi cambiamenti intesa come la indispensabile premessa per agire attivamente contrastando le tendenze dominanti.

Già dalla prima edizione, che ha trattato lo sprawl urbano e il consumo di suolo, è nata una proposta di legge che ha contribuito a far emergere il consumo di suolo come una questione centrale, anche in Italia , per la qualità del territorio e la vita che su di esso si svolge.

Le edizioni successive hanno interessato e svolto le tematiche del governo pubblico della città, del paesaggio, degli spazi pubblici come “bene comune”; nel 2010 e 2011 la scuola ha affrontato il rapporto tra l’urbanistica e l’economia parlando della rendita immobiliare e dello sviluppo economico attuale finalizzato alla produzione di merci e danaro. Unitamente a queste analisi critiche sullo stato del territorio e delle città attuali sono state illustrate una serie di buone pratiche ( Piani di gestione di parchi agricoli e periurbani, per la mobilità e l’ambiente urbano, per la casa e per i servizi coniugate alla rigenerazione di aree dismesse, pratiche di difesa, riconquista e gestione degli spazi pubblici)che restituiscono, a fronte di un panorama politico sconfortante, fiducia nella possibilità di agire subito per migliorare fattivamente il proprio ambiente di vita.

La scuola di Eddyburg è :

  • un punto di ascolto e di confronto per un ampio gruppo di persone, diventate amici : fra i docenti che hanno prestato la loro opera gratuitamente e i frequentatori-studenti, non ci sono mai state barriere e fra essi si sono ritrovati storici ed esperti delle discipline umanistiche e delle scienze sociali (economisti, sociologi, antropologi, letterati), esperti delle discipline scientifiche (geologi, agronomi, ingegneri ambientali), animatori e aderenti di associazioni e movimenti, funzionari della pubblica amministrazione, politici ;
  • un luogo ideale per esprimere un punto di vista motivatamente orientato, senza paura di apparire schierati e rifuggendo ogni atteggiamento pseudo-neutrale, dedicando la necessaria attenzione alle parole, alle storie, alle descrizioni;
  • una sede per proporre delle decise azioni di contrasto alle tendenze dominanti, fondate sulla riaffermazione di concetti e strumenti non neutrali e finalizzati ad un ideale.


A rendere particolare questa esperienza e decretarne il successo, a mio parere sono stati i seguenti ingredienti e modalità:

  • insegnanti di altissimo livello, molto motivati che hanno prestato la loro opera gratuitamente ;
  • il basso costo della scuola che ha permesso la frequentazione da parte di molti giovani i quali sono diventati a loro volta relatori , creando un passaggio generazionale ;
  • tutti attori , tutti spettatori;
  • nessun pensiero preponderante, nè una voce unica, ma una umile , costante e tenace ricerca di comprensione della realtà e di un progetto da condividere;
  • un linguaggio semplice per imparare a comunicare con parole che ritrovino i loro significati e potenzialità per far rinascere un pensiero critico e diventino strumenti di resistenza e di costruzione di pratiche contro-egemoniche (dalle dotte relazioni di Ilaria Boniburini);
  • privilegiare l’agire come scelta di fini, che al fare come produzione di merci.
  • sentire che non si è soli nella battaglia per rendere questo mondo un “luogo buono per viverci ed essere felici” ( parole del direttore Mauro Baioni)
  • presenza di persone enzimatiche cariche di energia positiva che hanno saputo catalizzare il gruppo ( con particolare riferimento alla grande persona di Edoardo Salzano che possiede il raro dono di coniugare una ferrea disciplina a una amorevole empatia verso se stesso e gli altri.)

Come tutte le cose di questo mondo finito anche la scuola di eddyburg ha concluso il suo ciclo , ma è anche vero che tutto rinasce ed anche la Scuola di eddyburg è pronta a ripartire in formule più flessibili , continue e più consone alle esigenze degli organizzatori e dei frequentatori.

Se per buona pratica intendiamo:

  • un progetto che fornisca risposte a problemi attuali ed emergenti e che rappresenti la creazione di un modello trasferibile;
  • un’ esperienza che oltre a permettere ad un individuo di superare una specifica difficoltà operativa, insieme porti al ripensamento nell’approccio del processo stesso;
  • un’azione che cerchi di contribuire fattivamente a migliorare la qualità della vita nelle città;

Allora la scuola di eddyburg è da iscrivere nelle buone pratiche.

Si spera che altri desiderino diffondere modelli di scuola analoghi dove chiunque possieda un sapere specialistico lo metta a disposizione per aiutare chi vuole cambiare questo sistema legato all’ideologia della crescita e dello sviluppo, offrendo assistenza tecnica alle componenti della società critica, aiutandoli a capire , con linguaggi semplici, che cosa c’è dietro alcune scelte, e fornire loro gli strumenti non solo per opporsi a trasformazioni deleterie, ma per poter anche essere capaci a percorrere concretamente le trasformazioni necessarie ,nell’ottica del bene comune , costruendole assieme come attori sociali interessati .

Inevitabilmente dove fioriscono buone pratiche, si incontrano buone persone che,se affrontano insieme un problema comune, è già buona politica .

La scuola di Eddyburg, una buona pratica
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