L’uomo che guarda e saluta il Mediterraneo Commenti,Contemporanea-mente,Eventi

di Seele Fragat

Uomo libero, sempre ti sarà caro il mare.
Il mare è uno specchio. Tu contempli
la tua anima nello svolgersi infinito
della sua lama
(Charles Baudelaire)

…..Oggi è una giornata ventosa sulla spiaggia deserta di Palavas, da distante  sta arrivando con passo lungo e deciso un viaggiatore con cappello largo e barbetta a punta , ha sulle spalle uno zaino con il cavalletto; non si muove a caso , sa perfettamente ciò che cerca , ora si ferma, pone il cavalletto dentro la sabbia paludosa, prepara i colori e i pennelli,   è tornato a guardare il mare  per fissare il suo primo incontro con il Mediterraneo, per celebrare un momento, un   istante di gioia……

Courbet ci ha lasciato  questo piccolo  quadro, rimasto esposto al Palazzo Ducale  di Genova dal 27 novembre 2010 al 1 maggio 2011, nell’ambito della mostra “Mediterraneo. Da Courbet a Monet a Matisse“.

L’impianto dell’immagine è semplice,  ma estremamente  efficace; non  sono raffigurate  opere  umane né in mare né in terra, la figura del pittore  si staglia  scura su uno   sfondo chiaro e, pur nella sua minuscola dimensione appare  grande in  dignità e fierezza. Courbet infatti raffigura se stesso nel gesto del saluto , alza il cappello a larghe tese  salutando la vastità del mare , in una dimensione di confidente rispetto  e contestuale abbandono al silenzio e all’eterno; sente la  necessità di usare poche  parole, la sua  visione non ha bisogno di affascinare, nè di emozionare con effetti speciali .

Il realismo di Courbet , risponde infatti  all’ urgenza di prendere coscienza  del mondo  nelle sue contraddizioni e  lacerazioni , di  immergersi in esso, di viverlo, di formarsi quella nozione della situazione oggettiva, senza la quale il pensiero produce  solo  pura utopia.

Questo uomo che saluta il mare riconosce alla natura lo statuto dell’arte , la quale appare frutto dell’ingegno del luogo.

Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi; mentre oggi l’umanità sembra incamminata verso l’atopia , verso un mondo dove i luoghi sono spogliati della loro identità per aver subito trasformazioni  completamente avulse dalla loro storia , dalla loro pregnanza di senso. L’amnesia dei luoghi produce spesso  negli abitanti , la  convinzione che la vita sia altrove , che anche la conoscenza e l’informazione siano altrove , magari teletrasmesse o internettate.  Gli abitanti di questi luoghi privi di identità  concepiscono  gli spazi che attorniano i loro paesi come  discariche  di frigoriferi, materassi e lavatrici dismesse , come zone industriali fantasma tappezzate da capannoni vuoti; sono ormai  gente che non conosce più i toponimi , non percorre più  i sentieri , non guarda più paesaggi e panorami , gente che passeggia sulle strade asfaltate ed avrebbe boschi da attraversare , gente che ha paura del proprio passato,  di riconciliarsi con la propria memoria , di ritrovare  l’unico tesoro ancora nascosto che le resti: il senso della propria esistenza proprio lì in quel luogo in quel momento.

La sensazione di vertigine e di smarrimento che spesso assale il cittadino  dinanzi  ad un paesaggio naturale , ad un luogo significativo,   è determinata dall’impatto inatteso con la bellezza vista da vicino e non attraverso una rivista in carta patinata o in un filmato.

Courbet si raffigura proprio mentre vive  questo incontro; è  lì in quel momento,  sente il sole , il freddo , il vento  invadere  il  corpo , mutare il sangue, trasformare l’umore. La comunicazione con quel luogo è profonda , è  un travaso di anime, tra l’osservatore e lo spirito del luogo stesso; vuole vedere la realtà così come è, né bella né brutta : per arrivarci , non avendo altra strada, butta via tutti gli schemi, i pregiudizi, le convenzioni, le inclinazioni del gusto. Per toccar con mano la verità elimina la menzogna , l’illusione, la fantasia .

Tale è il suo realismo , principio morale prima che estetico: non culto d’amore , e devota imitazione, ma pura constatazione del vero.

Courbet  smantella tutte le concezioni a priori della realtà , sostenendo la necessità dell’affronto diretto e impregiudicato del reale  con tutte le sue contraddizioni e pone le premesse etiche senza le quali la ricerca successiva degli impressionisti e di tutta l’arte moderna e contemporanea non sarebbe stata possibile .

il messaggio di Courbet arriva ad ognuno di noi , l’opera d’arte, se tale ,sa parlare il linguaggio dell’attualità e quest’ immagine ci riporta alla nostra realtà così diversa, alla difficoltà di guardare il mare Mediterraneo con il medesimo stupore , ma all’ urgente necessità di  saper guardare con altrettanto coraggio e semplicità le trasformazioni che abbiamo indotto nel   nostro ambiente di vita  . Questo gesto di saluto di grande rispetto e di apertura , privo di cadute romantiche , pittoresche e spettacolari non può che insegnarci  come  occorra porsi di fronte alla realtà dei nostri paesaggi  ,così spesso deturpati  e  umiliati dai  rifiuti, conseguenze dei nostri consumi scriteriati  , dell’avidità e dell’ arroganza ; rimparare a guardare la realtà , ritrovare i rapporti diretti  senza pregiudizi ,  rompere le immagini  predeterminate del pensiero unico ,  è solo il  primo e  indispensabile  passo che occorre fare per poter modificare le nostre errate e distorte visioni del mondo.

 

L’uomo che guarda e saluta il Mediterraneo
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Rispondi