Intervista al Dott. Aldo Cosentino, Commissario Parco Nazionale 5 Terre Cinque Terre,Interviste,Prima Pagina,Rubriche

di AT

Il Dott. Aldo Cosentino, da alcuni mesi Commissario del Parco Nazionale delle 5 Terre, valuta qui l’esperienza in corso. Vorrei ricordare che alcuni di noi, che collaborano a questa rivista, si sono battuti per anni (invano) perchè il Ministero dell’Ambiente rendesse noti i bilanci del Parco, mai pubblicati dall’allora presidente Bonanini. Intentammo cause al TAR Liguria e in Consiglio di Stato. E perdemmo. Quindi, anche se in precedenza non avevo incontrato di persona il dott. Cosentino, ero al corrente del ruolo da lui ricoperto al Ministero dell’Ambiente e nel commissariamento di altri parchi nazionali. L’impressione ricevuta è stata quella di una persona competente ed avveduta, che sa più di quanto non faccia apparire, in una situazione dove il post “padre/padrone” ha fatto nascere anche un certo spirito secessionista in chi aveva accettato i soprusi del locale “faraone”, mentre ora stenta a comprendere la realtà: un parco nazionale, una volta costituito, entra in un sistema di tutela ambientale con regole definite e uguali per tutti (finché restiamo in Italia …).

A quando la nomina del Direttore? Quali ostacoli, problemi; quali i rapporti con la Comunità del Parco?

La nomina è imminente (sulla stampa locale è stato fatto il nome del geologo Maurizio Burlando, del Parco regionale del Beigua. N.d.R.). Infatti, al bando hanno risposto sei soggetti iscritti nell’apposito Albo previsto dalla legge. Possono sembrare pochi i concorrenti, ma occorre considerare che in caso di nomina il soggetto prescelto potrà avere un contratto di diritto privato per un minimo di tre anni ed un massimo di cinque anni. In ogni caso un’apposita Commissione presieduta dal sub-Commissario e formata dal Presidente della Comunità del Parco e dal Sindaco di Monterosso ha individuato una terna di candidati ritenuti idonei. Tale terna sarà inviata al Ministero e, così come prevede la legge, la Ministro individuerà il soggetto al quale sarà proposto il contratto di direttore.

La Commissione presieduta dal sub-Commissario e composta dal Presidente della Comunità del Parco, nonché Vicesindaco di Vernazza e dal Sindaco di Monterosso non è monca? Chi s’è espresso per il Comune di Riomaggiore? (Commissariato al momento dell’intervista, ora con Sindaco appena eletta. N.d.R.) E l’ex-Consiglio del Parco non avrebbe dovuto dire qualcosa? E la Regione?

Non e’ necessario che si esprimano tutti i componenti la Comunita’ nella Commissione. Io poi informo la Comunita’, quanto alla Regione si esprime dando l’intesa per il Presidente del Parco e il parere per i componenti del Consiglio direttivo. L’ex consiglio del parco una volta decaduto non ha più possibilità di esprimersi; è per questo che io, pur potendolo evitare, informo di tutto la Comunità e decido con loro.

Come dovrà essere il futuro Presidente del parco: persona competente, qualificata, autorevole?

Non è essenziale che il Presidente sia dotato di laurea e/o di speciali competenze tecniche. Nel Consiglio direttivo è prevista la presenza di due rappresentanti delle Università e di due delle associazioni ambientaliste. Il Presidente, a mio avviso, deve avere caratteristiche manageriali, esperienza amministrativa e grande sensibilità alle tematiche ambientali ed a quelle del territorio.

Per esempio, come mai (es. Tozzi nel parco dell’arcipelago toscano) si possono scegliere figure non necessariamente “locali” e qui parrebbe di no?

Non è vietato scegliere un Presidente che non sia stretta espressione del territorio. Quello che è necessario che la Ministro ed il Presidente della Giunta regionale trovino l’intesa su un nominativo che a loro giudizio possa assicurare che l’Ente Parco raggiunga quegli obiettivi che la legge affida ad un Parco Nazionale.

Il nuovo Piano del Parco. Come procede e con quali modalità.

Per affidare un nuovo incarico è stato richiesto al Ministero un contributo straordinario di 300 mila euro. A mio avviso tale somma dovrebbe essere sufficiente per redigere un nuovo Piano del Parco. Infatti non si tratta di partire da zero, ma di avvalersi di tutti gli studi precedenti attualizzandoli.

Personalmente, penserei che l’incarico, al momento venuto, andrebbe affidato ad un Dipartimento Universitario di Botanica o di Biologia (presumibilmente dell’Università La Sapienza di Roma, N.d.R.) che dovrebbe in ogni caso operare in stretto contatto con il Dipartimento dell’Università di Genova che ha redatto la prima versione. Di sicuro dovrà essere previsto un ufficio di piano presso il Parco che consenta un continuo scambio di idee e di opinioni con le amministrazioni locali, in primis gli uffici regionali che dovranno fare la valutazione di VAS, nonchè con le associazioni ambientaliste, quelle sindacali e gli altri soggetti interessati.

Quale impostazione s’intende dare al Parco?

Occorre premettere che in tutto il mondo i Parchi soffrono di problemi economici. In una fase di crisi economica finanziaria quale quella che sta attraversando il mondo in questi anni, anche i finanziamenti destinati in senso lato alla natura ed alla biodiversità possono risentirne.

Per il Parco delle 5 Terre il problema principale è legato al dissesto idrogeologico. Occorrerebbero grandi finanziamenti per intervenire, ma occorre rammentare che questo territorio è stato “inventato” dall’uomo. I terrazzi sono una sua “invenzione” e sono costati fatica immensa per costruirli, ma anche per mantenerli. Dopo gli interventi straordinari sarà necessario che si torni a lavorare su questi terrazzi per assicurare la coltivazione della vite, dell’ulivo, dei limoni, ma nello stesso tempo la continua manutenzione dei terrazzamenti senza la quale ogni sforzo potrebbe risultare vano.

Forse oggi siamo dinanzi ad una situazione difficile, per una serie di problemi che si possono ben comprendere: i giovani sono attratti dalle attività del terziario più che dall’agricoltura che è fatta di fatica e di risultati economici non sempre proporzionati alla fatica ed al lavoro necessario per coltivare la terra.

Occorre avere rigore nel difendere il territorio, ma nello stesso tempo garantire la possibilità a tutti di poterne fruire. Sarà necessario poter disporre di guide che permettano di percorrere tutti i sentieri nel rispetto della natura, anzi illustrandola, e nello stesso tempo pensare alla sicurezza dei turisti.

Un modello di Parco light?

Direi un modello di parco “moderno”, non dimentichiamo che il territorio è stato ed è vissuto, ha assicurato sostentamento a generazioni di liguri e non vedo perché questo non debba continuare.

All’estero in tutte le aree protette é previsto che venga pagato un ticket per i servizi che vengono resi al turista. E tutti noi lo riteniamo giusto, anche se non sempre si può affermare che i servizi resi siano pari al biglietto pagato. Nel nostro Paese invece sembra che si ritenga che tutto debba essere gratuito; é giusto richiedere che i servizi siano migliorati ed aumentati.

Questo comporterà anche la necessità di nuovi servizi a disposizione degli abitanti ed anche, ma direi soprattutto dei turisti. Tutto ciò non potrà che consentire una maggiore occupazione nell’indotto che il Parco può e deve assicurare.

Rammento che i dipendenti dell’Ente non potranno essere più di undici.

Tutti i servizi che dovranno essere dati al territorio dovranno essere assicurati con il ricorso a soggetti giuridici esterni e mi auguro che siano soggetti che assicurino la maggiore occupazione possibile ai giovani della provincia della Spezia e più in particolare delle 5 Terre.

Pensa ad un sito che metta anche online tutti gli aspetti amministrativi più particolareggiati, come fanno numerosi siti pubblici?

Sul sito del Parco dovranno essere disponibili tutti i dati possibili sull’attività dell’Ente e dovrà esserci un aggiornamento costante che consenta non solo agli Organi previsti dalla legge, ma anche al comune cittadino di seguire l’attività dell’Ente e valutarne l’azione se possibile giorno per giorno (il sito è in costruzione a seguito di una gara d’appalto vinta da un’azienda di Sarzana, N.d.R.).

Bilancio dell’esperienza : cos’ha trovato all’arrivo, cosa sta scoprendo oggi, quali difficoltà.

All’arrivo ho trovato una campagna giornalistica impostata su “parcopoli”. Ma ad oggi nessun organo giudiziario ha ritenuto di eccepire il bilancio del Parco. Del resto i bilanci vengono approvati da un Collegio di revisori, dal Ministero dell’economia e da quello dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed inoltre all’inizio del 2010 il parco é stato sottoposto ad una normale e periodica ispezione da parte dell’Ispettorato di Finanza del Ministero dell’Economia senza dare adito a rilievi particolari.

Mi rendo conto che possa ora esserci un certo fermento per un ridimensionamento di alcuni servizi sociali che l’Ente ha assicurato agli abitanti. Purtroppo la situazione finanziaria non può più consentire che i servizi non propri dell’Ente continuino ad essere dati a costi “improponibili” o in forma gratuita.

Mi sono impegnato , nel rispetto delle leggi vigenti, ad affidare alle Cooperative tutta l’attività che l’Ente deve assicurare ai turisti ed anche agli stessi abitanti.

Dobbiamo tutti ritenerci impegnati nel mantenere l’immagine che il Parco ha conquistato in questi anni nel mondo. C’é voluto tanto tempo a creare una suggestione, una sensazione, un’emozione di questo territorio, appannarla sarebbe un enorme peccato.

Una serie di attività che il Parco ha supportato negli anni passati, ormai dovrebbero essere in grado di raggiungere il pareggio di gestione, mentre non possiamo più garantire il ripianamento delle perdite nella produzione di prodotti per la cura del corpo o di salse alimentari. Non abbiamo le risorse finanziarie per farlo e del resto questo esula dalle competenze di un Ente parco.

Ricordo che il Parco deve già assicurare i trasporti su gomma per tutto il territorio senza contributi di nessun tipo, così come altri servizi particolarmente onerosi. L’Ente non intende di certo sottrarsi alle attività di sostegno per il territorio, ma nel rispetto delle compatibilità economico-finanziarie.

I rapporti col mondo politico locale e altrove: come sono?

Incontro tutti ed ascolto tutti, ma poi le richieste vengono filtrate dal rispetto delle norme e dalla compatibilità economico finanziaria. Quando sono arrivato tutti erano sotto shock, c’era quasi paura solo a parlare del Parco.

Con il passare dei mesi ci si è resi conto che il modello di gestione era ed é giusto, ci possono essere stati errori di applicazione di questo modello, si tratta di correggere gli errori, ma di certo non abbandonare il modello. Ora mi sembra che risulti chiaro a tutti che questo Parco ha creato e crea un indotto che interessa un’area vasta da Viareggio a Genova e che crea centinaia di posti di lavoro.

Sull’Ente grava per la maggior parte la manutenzione straordinaria ed ordinaria dei sentieri che sono la caratteristica principe del parco; quindi il pagamento di un ticket si giustifica con la necessità di mantenere il territorio e di fornire gli altri servizi ai turisti, ma anche agli abitanti. Parlo degli ascensori di Riomaggiore, Manarola e Vernazza per esempio.

Quindi tutti dovremmo sentirci chiamati a contribuire per il mantenimento di un bene che è dell’umanità (rammento che le 5 Terre sono anche sito UNESCO) per questo mi sembra strumentale e, comunque, sterile la polemica su chi e quanto debba pagare.

Il problema può essere quello di una eccessiva frequentazione dei sentieri in alcuni periodi dell’anno e della necessità di regolamentare il flusso dei turisti per evitare di danneggiare la natura e nello stesso tempo di assicurare la possibilità di godere di un bene incommensurabile quale quello del Parco delle 5Terre.


Immagini tratte da:  wikipedia.org – informazionesostenibile.info

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