Impianti energetici alla Spezia: illegittimità e disinformazione Analisi,Contemporanea-mente

di Marco Grondacci

La gestione dei due impianti energetici spezzini (centrale termoelettrica Enel, e rigassificatore GNL Italia), continua ad essere caratterizzata, come risulta da notizie uscite in queste settimane, dalla violazione di importanti normative ambientali come pure dalla scarsa informazione e trasparenza sulla sicurezza.

La centrale Enel non ha fino ad oggi adeguato il suo impianto alla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale come previsto dalla normativa europea e nazionale, per un esame attualizzato della quale vedi qui . L’Enel avrebbe dovuto adeguarsi a tale normativa partire dal 30/12/2004, ma l’iter è tutt’ora in istruttoria. Questo grave ritardo è stato recentemente confermato dalla a Corte di Giustizia . Il Governo italiano per giustificare questo ritardo aveva motivato che comunque era stata fatta una verifica sulla compatibilità delle autorizzazioni degli impianti esistenti con la normativa comunitaria sull’AIA (come la Centrale Enel della Spezia, in tutto oltre 600 impianti fortemente inquinanti in tutta Italia). Di fronte a questa motivazione la Corte di Giustizia ha chiarito che per anni gli impianti italiani, come la Centrale Enel della Spezia, hanno funzionato senza che fosse stata fatta alcuna seria e approfondita verifica sulla reale compatibilità degli stessi alla nuova normativa ambientale. Possiamo quindi dire che la Centrale Enel ha continuato ad essere autorizzata sulla fiducia, per il Governo italiano, e senza che gli enti locali spezzini si siano mai peritati di sollevare il problema.

A questa palese violazione di legge occorre aggiungere che il Comune della Spezia continua a non fornire alcuna informazione sullo stato della istruttoria relativa al parere di prevenzione sanitaria che l’Amministrazione Comunale deve rilasciare ai fini della nuova Autorizzazione Integrata ambientale.

Relativamente al Rigassificatore di Panigaglia è stato reso pubblico un documento della società SicurFire che paventava una serie di problematiche sul rischio incendi e incidenti incontrollati anche per il sito del rigassificatore di Panigaglia oltre che per il resto del nostro Golfo.

Gnl Italia ha pubblicato un comunicato sui quotidiani locali senza rispondere a nessuna delle questioni poste dal documento. In particolare GNL Italia non chiarisce:

  1. se l’impianto di Panigaglia  rispetti o meno DPR 134/2005 lettera g) comma 1 articolo 13 : “durante tutto il tempo occorrente al compimento delle operazioni di imbarco, sbarco e trasbordo di merci che presentano pericolo di incendio o esplosione, oppure che possano sviluppare comunque gas o vapori infiammabili o dar luogo a miscele esplosive, l’autorità marittima o portuale predispone, sentito il Comando provinciale dei vigili del fuoco, a spese dell’interessato, un servizio antincendio per l’immediato intervento in caso di incidente. Il servizio antincendio e’ svolto ai sensi della vigente legislazione in materia di prevenzione ed estinzione degli incendi nei porti”;
  2. se risponde al vero l’accusa per cui negli anni 70-80 ci sono stati almeno tre incidenti gravi nell’impianto con esplosioni e principi di incendio ( a cominciare dallo scoppio di un compressore per il GPL);
  3. se siano mai stati effettuati test o verifiche sulle condizioni strutturali dei serbatoi del gas attualmente esistenti nell’area dell’impianto, in esercizio da oltre 40 anni. Infatti nonostante nel 1997 siamo finiti i lavori di ristrutturazione dei serbatoi, nel 2003 al 43° Corso Ispettori Antincendi, i Vigili del Fuoco analizzando il rapporto di sicurezza sull’impianto di Panigaglia hanno sostenuto (senza essere smentiti) la assenza, tra gli scenari incidentali, del rischio legato alla rottura del tetto dei serbatoi di gnl che (come risulta da letteratura scientifica) può verificarsi durante lo scarico delle metaniere e durante il trasferimento del prodotto tra i due serbatoi;
  4. se risponde al vero la notizia per cui il sistema di gestione delle emergenze per l’impianto di rigassificazione sia affidato solo a sistemi automatici. La squadra interna aziendale (attivata in caso di emergenza in quanto normalmente il personale svolge altri compiti) appare troppo limitata per un impianto a rischio di incidente rilevante, non esiste quindi nessuna vigilanza esterna specialistica (con personale appositamente addestrato);
  5. perché a tutt’oggi la scheda informativa per la popolazione sui rischi di incidenti dell’impianto e su come deve attivarsi la popolazione in caso di incidenti, non sia mai stata adeguatamente pubblicizzata.

Di fronte a queste continue violazione della normativa ambientale, di fronte a questa assoluta mancanza di trasparenza nella gestione di impianti ad alto rischio ambientale e sanitario e di incidente catastrofico, è arrivata recentemente una buona notizia. La Corte Costituzionale in una recente sentenza (n.165/2011) ha chiarito nettamente come l’Intesa con la Regione per l’approvazione di impianti energetici (quindi anche quello di Panigaglia) non possa essere superata ne con una decisione unilaterale del Governo ne con la nomina di commissari straordinari che si sostituiscano nella approvazione di atti di competenza di Regioni ed Enti Locali.  Afferma infatti la Corte Costituzionale: “ La previsione dell’intesa, imposta dal principio di leale collaborazione, implica che non sia legittima una norma contenente una «drastica previsione» della decisività della volontà di una sola parte, in caso di dissenso, ma che siano necessarie «idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze.” Ora come è noto la Regione ha deliberato il no alla Intesa sull’ampliamento del  rigassificatore di Panigaglia, ma non pare che ne il Governo, ne Gnl Italia abbiamo avviato alcuna  trattativa, tanto meno reiterata.

Il tutto a conferma di come gli enti energetici, per non parlare della Marina Militare,  continuino a trattare il nostro territorio come fosse una loro colonia alla faccia delle leggi, della giurisprudenza della Corte Costituzionale, delle rappresentanze locali democraticamente elette.

Foto tratte da: iltirreno.gelocal.it – 9online.it – Informazionesostenibile.info

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