Pitelli, breve cronistoria di una tragedia ambientale irrisolta Dossier & documenti,Tutela ambientale

di Marco Grondacci

La sentenza di assoluzione in primo grado degli imputati al processo sulla gestione della discarica di Pitelli non sposta di una virgola, sotto il profilo politico amministrativo, il giudizio sulla vicenda. La gestione sia della discarica collocata sopra l’abitato di Ruffino (c.d. Sistemi Ambientali) sia del fornetto inceneritore per non parlare delle aree limitrofe è stata svolta in totale violazione della normativa ambientale vigente all’epoca. Ciò ha prodotto un danno enorme alla collettività spezzina, intanto di immagine pubblica e poi sotto il profilo amministrativo perché la perimetrazione larga del sito di bonifica di Pitelli fino a tutta la zona Golfo ha comportato un aggravio dei percorsi autorizzatori per qualsiasi intervento rilevante nell’area interessata.

Relativamente al penale che era oggetto del processo, attendiamo le motivazioni delle assoluzioni perché allora avremo sorprese interessanti per chi non è in mala fede prono ai poteri locali. Ma comunque la condanna politico/amministrativa sta davanti a tutti quelli che vogliono vederla: basta visitare le colline di Pitelli o leggersi il piano di caratterizzazione del sito di bonifica elaborato da enti tecnici di livello nazionale e non certo da qualche comitato di parte.

Le origini

Il sito di Pitelli è composto da diverse discariche dislocate in una vasta area. Il principale attore della gestione di rifiuti della zona è Orazio Duvia, prima attraverso la società Contenitori e trasporti, poi tramite l’affidamento in gestione, con contratto di affitto di ramo d’azienda, alla Sistemi ambientali srl, nella quale Duvia ha una consistente partecipazione azionaria.

Nel 1979 la discarica controllata di soli inerti da lavorazioni industriali nasce in un’area destinata in parte a zona panoramica, in parte a zona per l’edilizia economico-popolare, sottoposta a vincolo paesaggistico. La discarica viene ugualmente autorizzata.

Vi è di più: la domanda originaria di Duvia del 13 agosto 1976 fa riferimento a un’attività di riempimento con materiali inerti di un avvallamento di terreno nell’area di Pitelli. Nelle more dell’iter amministrativo, quando sull’istanza si sono già espressi favorevolmente sia la commissione edilizia che la soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici della Liguria e l’ufficiale sanitario, Duvia il 12 giugno 1978 modifica la sua originaria istanza, chiedendo l’autorizzazione all’esercizio di una discarica controllata di inerti e di rifiuti provenienti da lavorazioni industriali. Il 31 gennaio 1979 il comune di La Spezia rilascia la concessione relativamente alla seconda istanza del Duvia, richiamando però i pareri espressi dai suddetti uffici tecnici in merito alla prima istanza presentata e quindi su altro progetto. La concessione viene dunque rilasciata senza alcuna attività istruttoria.

Così, con palesi illegittimità e illegalità perpetrate grazie alla collusione delle amministrazioni locali e delle istituzioni di controllo dell’epoca, è iniziato lo scandalo delle colline di Pitelli.

Il sito è stato oggetto di indagini giudiziarie, da parte della Procura di Asti prima e di La Spezia poi, che già nel 1994 hanno portato ad indagare e incriminare imprenditori, tecnici e amministratori locali e al successivo sequestro delle discariche. Sono stati sequestrati rifiuti pericolosi (diossine, silani, xilene, benzene, idrocarburi) occultati da solette di cemento armato, rinvenuti persino al di sotto del piazzale della discarica, sotto la mensa ed altri uffici annessi all’impianto (come risultato dalle audizioni svolte nel corso della missione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Liguria del 16 luglio 1997).

Il presente

Ma mentre in attesa di giustizia (questioni penali a parte perchè non di nostra competenza),  dobbiamo rilevare come la bonifica interessata dall’inquinamento prodotto dalla gestione illegale dei rifiuti sopra descritta non solo è ancora lontana, ma addirittura è in atto una campagna da parte delle amministrazioni locali che punta chiaramente a rimuovere l’obiettivo di una vera  bonifica del sito.

Infatti sono di pochi mesi fa  le dichiarazioni delle Amministrazioni locali e della Regione Liguria su presunti accordi che limiterebbero le aree da bonificare del sito di Pitelli, accordi fino ad ora non tradotti in atti amministrativi concreti. Eppure

  1. le aree più inquinate del sito di bonifica di Pitelli, anche secondo i dati ufficiali, non saranno comunque bonificate ma al massimo messe in sicurezza: di alcune, quelle del corpo più profondo e antico della vecchia discarica, non si è addirittura in grado di sapere cosa vi stia sotto, infatti sono state “ tombate” con buona pace dell’opinione pubblica;
  2. le aree meno inquinate di detto sito, invece, erano note da tempo: dalle dichiarazioni dei succitati amministratori pubblici sembra quasi che la perimetrazione sia stata fatta dallo Spirito santo e non da Regione e Ministero dell’Ambiente, con il pieno accordo del Comune, peraltro governati da coalizioni di governo identiche a quelle attuali;
  3. intere e vaste porzioni dell’area a mare del golfo, dichiarate altamente inquinate dalla caratterizzazione dell’ICRAM (l’Istituto pubblico che l’ ha effettuata), non verranno mai bonificate perchè fuori dall’area di interesse dei dragaggi portuali;

Abbiamo visto i risultati della giustizia nelle aule giudiziarie ed ora restiamo in attesa di quelli della politica, anche se constatiamo che ufficialmente sono ricominciate le menzogne affinchè ”tutto cambi perché nulla cambi”.

Per un approfondimento esaustivo del lungo dramma della discarica di Pitelli si consiglia la lettura della “Memoria conclusiva delle parti civili costituite” (Avv. Roberto Lamma) (pdf)

Foto tratte da: incambiamento.it – volontariperlosviluppo.it – il Secolo XIX.it

Pubblicato il 7 aprile 2011 (Prima pagina)

Pitelli, breve cronistoria di una tragedia ambientale irrisolta
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Recent Comments

  1. Rita

    Quante belle parole,giuste per carità,ma inutili.
    In realtà Pitelli è stato il meno colpito dall’inquinamento perchè l’eluato scende per una legge fisica e i paesi più colpiti sono stati e sono tuttora,Pagliari e Ruffino mai peraltro nominati(specialmente Pagliari).
    Il passato è passato le cose sono finite come sono finite perchè su quella discarica hanno mangiato funzionari,politici e quant’altro.Ora si dovrebbe evitare che la popolazione venga a subire un altro danno.
    L’Avv.Lamma lo sa, io stessa l’ho chiamato per interveniread una riunione della territoriale quando si iniziò a parlarne ma rifiutò di partecipare ma:.Non era quello di cui avevamo bisogno.Volevamo partecipasse per consigliare come muoverci,cosa fare?
    Se riapriranno Saturnia lui sarà danneggiato quanto noi e se la fermeremo lui a noi non avrà fatto nulla per aiutarci e ci dovrà ringraziare

  2. Marco Grondacci

    Leggo solo ora e casualmente questo caustico commento al mio articolo della Sig.ra Rita. Non entro nel merito di giudizi di persone come l’Avvocato Lamma del quale si può certo criticare comportamenti e azioni (come di tutti) ma del quale non si può dimenticare il lavoro totalmente disinteressato e gratuito che ha svolto sempre al servizio delle azioni legali su Pitelli in epoche in cui il disastro poteva essere evitato e molti di quelli che ora si scandalizzano e pontificano dormivano sonni tranquilli.
    Quanto alle questioni tecniche io non ho scritto che il maggior inquinamento è stato a Pitelli inteso come paese, mi sono riferito al sito di bonifica nazionale come perimetrato dal Ministero dell’Ambiente e ho spiegato basta leggere la parte finale dell’articolo che parti significative di inquinamento sono nel nostro golfo quindi per arrivare devono essere state tracimate dalle colline inquinando inevitabilmente i terreni di Pagliari e Ruffino.
    Quanto ad evitare la nuova discarica a Saturnia siamo tutti impegnati il sottoscritto, lei sig.ra Rita , e molti altri per evitarlo come lei sa bene visto che mi conosce. Quello che invece dobbiamo evitare è l’atteggiamento di chi pensa di avere diritti di primogenitura o di critica anche di persone come l’Avvocato Lamma che si non battute per decenni insieme con pochi altri, pagando anche prezzi personali pesanti, contro un sistema di potere locale e clientelare che ha fatti danni ad ambiente e salute (non solo a Pitelli o Pagliari) con buona pace dei più. Quindi evitiamo i toni antipatici tipo “parole inutili”, qui nessuno ha tempo da perdere e qui se non stiamo uniti i disastri si riprodurranno come è già successo per l’area ex Ip.

  3. Stefano Massone

    Frequento per motivi personali da qualche anno il paese di Pitelli; è naturale che il primo pensiero vada alla discarica che prende il nome dal paese e che si trova dietro l’angolo.
    Ciò che non ho ancora capito è se oggi si possono escludere pericoli per la salute degli abitanti del paese; tutti i residenti che coltivano ortaggi nei loro appezzamenti di terreno possono mangiare tranquilli i loro prodotti o sarebbe necessario eseguire preventivamente analisi dei terreni?
    Ringrazio chiunque potrà dare una risposta a questi miei dubbi.

  4. Marco Grondacci

    è chiaro che l’area a terra del sito di bonifica compresa quella che insiste sulle frazioni di Pagliari e Ruffino non è stato bonificata ma messa in sicurezza, il rischio di percolamenti (degli inquinanti ancora presenti) quindi resta in quelle aree e quindi nel nostro golfo. A tutt’oggi nell’area vicino al sito della fabbrica Saturnia mi risulta sia ancora in vigore l’ordinanza sindacale che vieta coltivazione ortaggi e consumo di animali da cortile. Questo è quanto dato sapere…… continuano al MInistero dell’Ambiente le Conferenze dei servizi ma la bonifica non si chiude come dimostra la situazione dell’area a mare (dentro diga) del nostro golfo).

Rispondi