I lavoratori del parco: legge calpestata, discriminazione dei diritti d’accesso, rispetto della legislazione corrente. Analisi,Cinque Terre,Contemporanea-mente,Convegni,In Evidenza

di Roberto Lamma*

Workshop “Il Parco delle Cinque Terre tra passato, presente e futuro

Il tema che mi è stato assegnato è molto difficile e richiederebbe una trattazione assai articolata.

Mi limiterò ad alcuni cenni di carattere generale ed affronterò poi la questione del lavoro precario nell’Ente Parco .

La Costituzione e il lavoro

Occorre prima di tutto indicare le norme costituzionali da considerare: sicuramente i primi quattro articoli, nei quali non solo il lavoro viene consacrato come il fondamento della Repubblica la quale, quindi, deve promuovere le condizioni che rendono effettivo l’esercizio di tale diritto, ma, anche, si afferma l’impegno dello Stato per promuovere l’uguaglianza sostanziale fra i cittadini.

Ancora, l’art. 54 II comma, nel quale si stabilisce che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi.

Cito questo articolo perché le vicende che oggi stiamo trattando dimostrano come, a tutti i livelli, sia di amministrazione attiva che di esercizio di funzioni di controllo, il principio costituzionale sia stato completamente disatteso.

Più in generale, viviamo in un’epoca in cui il senso dell’interesse pubblico sembra essersi completamento smarrito.

La pubblica amministrazione e il lavoro

Per quanto concerne, più nello specifico, la questione del personale dell’Ente Parco, il primo e più importante richiamo è all’art. 97 della Costituzione che stabilisce che agli impieghi nelle P.P.A.A. si accede mediante concorso.

Ancora, lo stesso art. 97 stabilisce che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Tutta la normativa in vigore conferma – né potrebbe essere diversamente – che, in tema di assunzioni negli Enti Pubblici, la regola è il concorso e le eccezioni alla stessa sono sempre previste in un ristrettissimo numero di casi, ma sempre nel perseguimento di quell’interesse di natura pubblicistica che è la stella polare del nostro ordinamento in materia.

Le norme specifiche, vigenti per gli Enti Parco, stabiliscono che questi ultimi devono dotarsi di una pianta organica, bandire i concorsi, assumere il personale, far funzionare gli uffici.

Il Parco 5 Terre e il lavoro

Nel caso di cui oggi ci occupiamo, la regola è stata l’assunzione di una grande quantità di lavoratori precari, attraverso una distorta applicazione della L. 276/2003 sui contratti a progetto.

In realtà, l’Ente Parco, invece di bandire i concorsi ed assumere il personale con rapporto a tempo indeterminato, fin dal 2003 (delibera n. 171/7.7.2003) individuava una serie di progetti (oltre 20) “da considerarsi finalizzati rispetto agli obiettivi e finalità del Parco” e, sulla base degli stessi, instaurava una serie di rapporti di collaborazione coordinata e continuata.

Questo modo di procedere è già stato oggetto di una pronuncia della Magistratura del Lavoro spezzina.

Nella recentissima sentenza n. 628 del 25.10.2010 il Tribunale della Spezia, esaminando un ricorso di una lavoratrice “a progetto” del Parco, dichiarava la nullità dei contratti di lavoro intercorsi fra le parti, in quanto conclusi in chiara violazione della legge, sussistendo tutti gli estremi del rapporto di lavoro subordinato e, non potendo, in virtù della riserva di legge, costituire detto rapporto, condannava l’Ente Parco al pagamento delle differenze retributive maturate dalla lavoratrice, per un cospicuo ammontare.

Altri ricorsi sono stati nel frattempo presentati e non è difficile pronosticarne l’esito.

In altre parole, un Ente Pubblico presentato dal centro-sinistra come un fiore all’occhiello, ha assunto per anni lavoratori come precari ancorché svolgessero attività che rientravano nelle funzioni istituzionali dell’Ente, con le modalità del lavoro subordinato.

Spiace che la Regione Liguria – il cui Presidente, in campagna elettorale, ha molto insistito sulla lotta al lavoro precario – in tanti anni non sia riuscita ad accorgersene.

Concludo con un avvertimento pressante a tutti i lavoratori precari, in particolare a quelli dell’Ente Parco qui presenti: attenzione ai termini decadenzionali previsti dall’art. 32 della L. 183/2010, il cosiddetto “collegato-lavoro”, nefasta legge approvata di recente in semi-clandestinità dal Parlamento, (con l’opposizione silente ed inerte) Sono termini che rischiano di impedire ai lavoratori precari di far valere in giudizio i propri sacrosanti diritti.

La Spezia 11/12/2010

Foto: cittadellaspezia.net


*avvocato

I lavoratori del parco: legge calpestata, discriminazione dei diritti d’accesso, rispetto della legislazione corrente.
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