Mancanza di trasparenza istituzionale; ruolo dei media tra accondiscendenza colpevole e difficoltà d’accesso alle informazioni Analisi,Cinque Terre,Contemporanea-mente,Convegni,In Evidenza

di Alessandra Fava*

Workshop “Il Parco delle Cinque Terre tra passato, presente e futuro”

Vorrei premettere che non considero l’inchiesta sulle Cinque Terre partita nel 2005 un fatto privato o personale. Ogni inchiesta parte da fatti, volti, persone, luoghi. Poi il giornalista trova dei nessi, indaga, ricostruisce, cerca conferme. In qualche modo nessun lavoro appartiene al giornalista che se n’è occupato, è un discorso corale.

Ogni volta che ripenso alle Cinque Terre mi viene in mente una notte d’inverno quando ci siamo incontrati come carbonari, io ed alcuni abitanti, in una spiaggia a Corniglia. Era notte, era umido, pioveva persino. Mi fece impressione che gli abitanti di un posto considerato tanto ameno, fossero costretti a incontrare un giornalista in un luogo appartato e al buio per dire cose sacrosante come che volevano avere accesso ai bilanci del parco, che non c’era trasparenza nella gestione dell’Ente parco e che, se a me interessava, mi avrebbero aiutato ad approfondire il loro malcontento per una situazione di carenza (chiamamola così) di democrazia. C’era anche Pierpaolo Guelfi in quel gruppo risicato. Spero davvero come suggerisce una richiesta promossa dalla rivista “InFormAzione Sostenibile” che a lui sia dedicato un giardino a Corniglia, una volta recuperato lo spazio ancora occupato dal vecchio campeggio degli anni Settanta con capanni fatiscenti e pieni d’amianto (l’ex villaggio Europa).

Giornalisti ed Ente Parco

Delle Cinque Terre si sono occupati tanti giornali italiani e internazionali per lo più affascinati dalla dialettica e dal fascino personale del vecchio presidente Franco Bonanini. Pochi hanno cercato di capire come veramente veniva gestito il parco, che impatto aveva il turismo di massa su un territorio così fragile, perché il sentiero che unisce le Cinque Terre stesse crollando irrimediabilmente (non lo si percorre più interamente almeno da quattro anni quando per secoli è stata una delle poche vie di comunicazione tra le terre). La stampa è stata in parte accondiscendente per interessi personali, per simpatia corporativa, per amicizia personale. Bonanini invitava tutti, li corteggiava, li blandiva, li ospitava, li riempiva di regali. Penso di essere una delle poche ad aver rifiutato persino d’incontrarlo precisando un ‘a meno che non abbia da darmi delle notizie’.

Questo per spiegare come la stampa abbia sempre corso dentro il sogno del presidente, anche magari con l’idea di non ‘’sputtanare’’ il lavoro fatto, i fondi europei, la fama acquisita da un’area che trent’anni fa conoscevano davvero in pochi. Bonanini e tanti altri hanno contribuito a fare delle Cinque Terre un’attrazione internazionale, un posto di appeal turistico come Venezia o Firenze. Aspetti che nessuno vuol negare. Non si capisce però perché questo debba far rima con lodi sperticate e una totale mancanza di trasparenza di gestione o meglio una gestione clientelare della cosa pubblica, aspetto largamente già indagato e denunciato da pochi a suo tempo e oggi chiaramente confermato dall’indagine della Procura della Spezia.

Premesso questo, mi ha colpito quanto poco spazio i media nazionali abbiano dedicato alla questione, e solo nei giorni dell’emersione dell’inchiesta e degli arresti dei rappresentanti del parco e del comune di Riomaggiore; mentre i giornali regionali hanno subito abbozzato, anche quando l’inchiesta ormai era nota in tutta la sua crudezza. Chi frequenta aule di tribunale e procure sa che un magistrato non dà a chiunque il reato per associazione e delinquere e neppure quello di truffa e tentata truffa ai danni dello Stato, per non parlare di tutti gli altri reati relativi a falsi, aggressioni a presunti rivali politici e persino a chi indagava. Gli inquirenti della Spezia hanno una massa consistente di prove, intercettazioni e atti sequestrati per cui lo stesso reato è stato provato tre o quattro volte. Eppure neanche davanti a una ricostruzione dei fatti così puntuale, i giornali hanno riferito puntualmente o fatto inchieste alternative. A parte qualche attenzione a curiosità come la casa di Brunetta e frasi smozzicate prese dalle intercettazioni, alle quali secondo me il lettore non è neppure in grado di dare una lettura completa, non si è entrati nel merito dei reati. Anzi, tutti si sono prodigati a ripetere, dalle autorità locali, al presidente della Provincia e della Regione, che Bonanini ha fatto un gran lavoro. I giornalisti la pensano nello stesso modo visto che intervistano il “past president”, per altro ora rinviato a giudizio, ogni due per tre. Strano caso, perché quando mai si intervista un indagato per fargli dire che non ha nessuna colpa? Se lo facessimo con tutti i rinviati a giudizio le pagine sarebbero piene!

Nei miei vagabondaggi ho anche scoperto che in intercettazioni ignote alla stampa, c’è una telefonata tra un noto giornalista di un quotidiano nazionale e il “past president” che gli inquirenti giudicano ‘’imbarazzante’ per il tono lecchino del giornalista che prometteva di aggiustare ed evitare (eravamo ad agosto) che il suo giornale pubblicasse qualcosa contro Bonanini. Altro che inchieste!!

Alla ricerca della trasparenza

Vorrei però tornare al tema della trasparenza degli atti pubblici, alle Cinque Terre totalmente negata ai suoi abitanti, alle associazioni ambientaliste, ai giornalisti. In questi anni insieme ai Vas, agli abitanti delle Cinque Terre e diverse altre associazioni, col “Manifesto” per il quale scrivo ho cercato di avere visione dei bilanci del parco. Li abbiamo chiesti al ministero dell’ambiente che ci ha consigliato per iscritto di chiederli al parco. Dal parco ovviamente non abbiamo ricevuto niente, se non un paio d’anni più tardi l’avviso di notifica di una denuncia per diffamazione relativa a un primo articolo scritto sulle Cinque Terre. La notifica non è mai arrivata. Ai Vas intanto il parco rispondeva che non era d’interesse di un’associazione che si occupa d’ambiente avere visione di materiale contabile. Come se verificare come vengono spesi fondi europei, nazionali e regionali non fosse d’interesse di collettività e cittadini!

Nella richiesta che avevo inoltrato ai diversi enti (sentimmo anche la Regione Liguria, ma il parco ci fu detto è nazionale – anche questa è bella), facevo riferimento al diritto di accesso agli atti pubblici. In Italia ci sono diverse leggi a questo proposito. La più importante è la 241 del 1990, poi integrata da leggi successive anche recenti. Nella legge 241 si legge che ‘’ L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia e di pubblicità’’. Al capo V si legge ‘’ Al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge’’. E ancora che ‘’è considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa’’ e infine ‘’il diritto di accesso si esercita nei confronti delle amministrazioni dello Stato, ivi compresi le aziende autonome, gli enti pubblici ed i concessionari di pubblici servizi’’. Le uniche informazioni che i cittadini non possono avere stando alla legge sono quelle coperte da segreto di stato e inerenti la sicurezza del paese. Non mi pare che il bilancio rientrasse davvero in questa tipologia.

Chiaramente tutti dovrebbero poter leggere i bilanci di un parco nazionale. Anzi andrebbe pubblicato anche in bacheca e sul suo sito internet. E ne hanno ancora più diritto i singoli cittadini che vivono in quel territorio. E passando ai cittadini, penso che debba esserci un coinvolgimento personale, singolare, nella richiesta di accesso agli atti anche presso i propri comuni, province ed altri enti, cominciando dalle cose più semplici: le delibere comunali e di giunta.

Ho spulciato i siti di diversi comuni italiani. Molti riportano integralmente le delibere. Si trova molto materiale online nei siti del comune di Napoli, di Genova, di Treviso, per alcuni addirittura a ritroso sino al 1998. Perché quelli delle Cinque terre (i tre comuni di Vernazza, di Monterosso e di Riomaggiore) no? Perché il materiale che trovo nei loro siti si limita a un risicato ed oscuro titolo dell’argomento di cui si è parlato in una riunione che dovrebbe invece essere pubblica visto che è fatta da rappresentanti eletti dai cittadini? Anche di recente per l’inchiesta di cui mi sono occupata delle trenta villette in progetto a Monterosso fatte passare per edilizia popolare, capire che cosa avevano deciso giunte e comuni è stato piuttosto arduo. Certo c’è stato il via libera dell’ente Parco.

Penso allora che i cittadini debbano insistere, chiedere, premere con lettere, mail e richieste dirette per avere maggior trasparenza e sopratutto accesso agli atti dei loro amministratori. Da parte dei politici non deve essere letto come un favore fatto a titolo personale a qualcuno, ma un diritto riconosciuto globalmente. E da parte dei singoli cittadini è un dovere approfondire che cosa fa chi ci governa visto che, come si ripete oggi alla nausea, è stato democraticamente eletto.

La Spezia 11/12/2010

Foto: perlapace.it


*giornalista

Mancanza di trasparenza istituzionale; ruolo dei media tra accondiscendenza colpevole e difficoltà d’accesso alle informazioni
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Rispondi