Tutela del territorio Analisi,Cinque Terre,Contemporanea-mente,Convegni,In Evidenza

Da una costosa politica d’immagine ad una vera politica dove agricoltura, assetto idrogeologico e tutela del paesaggio vengano assunti come tre aspetti di un unico problema.

di Claudio Frigerio*

Workshop “Il Parco delle Cinque Terre tra passato, presente e futuro

Affrontare, anche se necessariamente in modo schematico il problema, impone di partire da alcuni dati che sintetizzano lo stato del territorio: nel 1985 il coltivato a vigneto nelle 5 Terre era di 300 ettari; il coltivato medio, sempre a vigneto, per azienda, era di 0.37  ettari. Nel 2010 – secondo i dati del censimento uve doc  – la superficie si è ridotta a 100 ettari circa, il coltivato medio a vigneto è 0.27 ettari.

Dove e come gl’interventi del parco
Mentre si è assistito in questi anni ad un crescente abbandono delle coltivazioni, i dirigenti del Parco hanno deciso di concentrare i propri sforzi sul recupero di una decina di ettari di terreno tra il Corniolo e Bòvera, due porzioni in comune di Riomaggiore, disinteressandosi completamente del resto.
E’ importante sottolineare che si è trattato di un recupero gestito direttamente dagli organismi del Parco e materialmente da una delle cooperative di sua emanazione, la “Sentieri e Terrazze”, e che gl’ingenti costi di tale recupero – a quanto risulta ad oggi – non sono quantificabili e pensiamo saranno inaccertabili anche in futuro.
Sarebbe interessante verificare se questa enorme quantità di risorse pubbliche – o comunque prelevate agli utenti del parco con decisioni pubbliche – impegnate nell’ opera siano state o no in violazione delle norme comunitarie in materia di finanziamenti all’agricoltura. Anche se il quesito può risultare accademico rispetto a quanto è emerso ed accertato durante l’inchiesta giudiziaria.
Dobbiamo constatare che gl’interventi hanno ottenuto qualche risultato; sono serviti da specchietto per le allodole per autorevoli personalità istituzionali e politiche, garantendo così un notevole ritorno d’immagine, mentre nessuno di questi signori s’è preoccupato di verificare e di capire quanto succedeva nel  restante territorio.

I costi dei coltivatori e il flusso delle entrate
La scelta politica di concentrare le risorse pubbliche su due piccole aree ha avuto come conseguenza quella di scaricare sui coltivatori tutti i costi della manutenzione del territorio restante, ben sapendo che lo scarso reddito prodotto rendeva impossibile quest’operazione.
Possiamo dimostrare con un semplice calcolo quanto sopra affermato: abbiamo visto che la dimensione media del coltivato a vite per ogni azienda è di 0.27 ettari per una produzione di uva doc di 22-23 quintali per azienda.  L’uva ha un valore di mercato di 200 euro a quintale e di conseguenza il ricavo medio per azienda è di 4.500-4.600 euro lordi. Se da questa cifra  il coltivatore deve togliere i costi per il rifacimento dei muretti a secco, compreso l’acquisto e il trasporto dei materiali necessari, magari pure i costi  di manutenzione dei sentieri, si  capisce perchè preferisce abbandonare. Chi non lo fa si arrangia come può e non ripristina i muretti caduti.
E’ da considerare inoltre che il massiccio rastrellamento di fondi da parte dell’Ente parco e il cambiamento di alcune normative europee hanno fatto venir meno anche i fondi, già scarsi, ai quali fino a qualche anno fa il coltivatore poteva accedere per il rifacimento dei muretti a secco.
E’ chiaro che la politica fallimentare dell’Ente debba essere rapidamente cambiata ed abbia bisogno di un approccio diverso che parta da quanto si è verificato in questi anni.
Questo territorio, che sta rapidamente degradando, è diventato la vera miniera d’oro delle 5 Terre se è vero che 850 mila visitatori pagano ogni anno 4 milioni e 500 mila euro, per ammirarlo e percorrerlo sui sentieri bassi a pagamento; mentre un consistente numero di persone lo percorre sui sentieri medi ed alti (il numero non è quantificabile non essendovi strumenti di rilevazione dei passaggi).  E’ possibile comunque ipotizzare un numero complessivo che si avvicini al milione di persone. Si è quindi modificato l’uso del territorio da prevalentemente agricolo a turistico – paesistico – ambientale.
E’ immaginabile l’enorme ricaduta economica che numeri di questa portata determinano non solo sulle 5 Terre ma anche sull’intero bacino turistico a dimensione interregionale. Questo territorio è fonte di benessere e di conseguenza ha bisogno di un serio piano d’intervento e di ripristino, a partire dai muretti a secco ma anche dai sentieri e dalle infrastrutture necessarie alla manutenzione, come i trenini e l’acquedotto, sì utile all’agricoltura ma anche fondamentale strumento antincendio.
Lasciare decadere ulteriormente questo territorio può voler dire compromettere il futuro anche prossimo e i tempi d’intervento per fermare il degrado non sono infiniti: bisogna quindi agire rapidamente.

Sentieri e territorio nel prossimo piano del parco
Una riflessione specifica meritano i sentieri che portano, come abbiamo detto, grande quantità di risorse alle casse del Parco, e che in questi anni hanno dovuto sopportare un’enorme pressione turistica e che, in assenza quasi totale di manutenzione, sono rapidamente degradati e ridotti in condizioni pietose. In alcuni casi sono diventati pericolosi; infatti in quest’ultimo periodo sono aumentati in modo preoccupante incidenti e cadute con relativi infortuni più o meno gravi.
E’ da segnalare positivamente la scelta del Commissario del parco di mettere a disposizione della manutenzione dei sentieri una consistente fetta degli introiti provenienti dai ticket pagati dai visitatori. E’ sicuramente una svolta ma non basta; rischia di diventare un palliativo. Non è possibile mantenere i sentieri in un territorio che degrada e in costante rischio di frane: il Sentiero Azzurro ne è l’esempio più chiaro.
Occorre a nostro parere un’attenta analisi dello stato esistente, una precisa individuazione degl’interventi da realizzare e un’agenda delle priorità. Questo già a partire dal Piano del parco che va profondamente rivisto, sostituendo le troppe affermazioni di principio contenute in esso con una mappatura dello stato del territorio, oltre che con una precisa strategia d’intervento definita sia nelle modalità che nelle priorità.
Ma la cosa più importante che il nuovo Piano deve recepire è il cambiamento dell’uso e della redditività che è avvenuto in questi ultimi vent’anni: da territorio ad uso agricolo a territorio ad uso turistico, dove i valori paesistico/ambientali diventano centrali per il suo mantenimento e dove la coltivazione della vite e dell’ulivo entrano a far parte del paesaggio. Quindi, importante da mantenere se si vuole che il territorio mantenga la sua peculiarità e continui ad attrarre turisti.
Pensiamo che sia necessario intervenire anche con una legge speciale sulle 5 Terre che coniughi la tutela dell’assetto idrogeologico a quello paesistico ambientale e che permetta di correggere gli errori e di superare i ritardi accumulati dalla “disastrata” gestione precedente, dotando gl’interventi delle risorse necessarie.

Dove e come reperire le risorse
Per ultimo, ma sicuramente non per importanza, va affrontato il problema del reperimento delle risorse, reso ancora più difficoltoso a causa del massiccio taglio alla spesa pubblica, imposto dal governo centrale.
Occorre su questo problema fare un paio di considerazioni.
La prima considerazione riguarda l’enorme sperpero di denaro pubblico da parte della gestione precedente la cui responsabilità può essere fatta ricadere anche sugli Enti eroganti – governo nazionale e regionale – che, pur dotati di molteplici strumenti di controllo, hanno evitato di esercitarli e più volte si sono dimostrati compiacenti, anche in presenza di accertate anomalie, come sta emergendo dall’inchiesta giudiziaria.
La seconda considerazione è che le 5 Terre rappresentano un importante punto turistico d’interesse nazionale ed internazionale , fonte di ricchezza per un intero bacino, scavalcando dunque ampiamente i confini regionali. Proponiamo alcune possibili soluzioni:
utilizzare le risorse già stanziate per le cosiddette “grandi opere delle 5 Terre”, come l’abbattimento del viadotto di Campertone e la costruzione di una viabilità alternativa dal costo previsto di 8 milioni e mezzo di euro nonché la costruzione della funivia di collegamento con la val di Vara. La prima opera creerebbe seri problemi idrogeologici ed ambientali e avrebbe come unico obiettivo  (non confessato) di costituire una nuova area a sviluppo abitativo per Riomaggiore con un secondo accesso al paese. La seconda, così come concepita, si risolverebbe nello spostare le zone di sosta e di posteggio per auto e pullman a monte in prossimità dell’arrivo della funivia.
alle risorse così reperite andrebbero aggiunte quelle ricavate dai ticket dei sentieri per costituire un primo fondo in dotazione della legge in cui far poi confluire risorse reperite con altre modalità.
Noi pensiamo che questa sia una possibile strada per iniziare la realizzazione dell’unica grande opera, utile a questo territorio, ossia il suo risanamento.

La Spezia 11/12/2010

Foto: bolano.virgilio.it


*presidente “AmbientalMente”

Tutela del territorio
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Rispondi