Perché il passato non passi Contemporanea-mente,In Evidenza,Libri

di Artemisia G.

Uno spettacolo di teatro civile racconta storie vere, spesso dimenticate, crea collegamenti tra passato e presente, costruisce ponti di memoria viva tra generazioni. Attraverso la drammaturgia, la tecnica della narrazione, l’utilizzo del corpo e della voce, l’ausilio di vecchie e nuove testimonianze scritte e orali, documenti giudiziari e giornalistici, smuove le coscienze, suscita emozioni, provoca rabbia e indignazione, dunque consapevolezza. Nulla di più.”

Staresti a sentirlo per ore, Daniele Biacchessi, quando racconta.

Lo abbiamo ascoltato a Bonassola il 31 ottobre in occasione della presentazione del suo ultimo libro TEATRO CIVILE Nei luoghi della narrazione e dell’inchiesta nel baretto del villaggio “La Francesca”, un luogo di selvaggia bellezza, raccontare il percorso che dopo anni di giornalismo d’inchiesta lo ha portato al teatro di narrazione del passato e del presente del nostro Paese.

Il racconto parte da lontano, dal casolare di Monte Sole – proprio quello, curiosamente, in cui Giorgio Diritti ha ambientato il suo “L’uomo che verrà” – dove, soprattutto d’estate, Biacchessi bambino ascoltava ogni sera il nonno che seduto davanti al camino ricordava. Ricordava la strage lì avvenuta per mano dei nazisti. Sempre lo stesso racconto, carico di pathos, con poche varianti: …il vento… le stelle… la pioggia…; lo scalpiccío… gli spari… la morte…

Così ha imparato la forza evocativa della parola che si fa memoria affinchè “il passato non passi”…

Così è cominciato l’impegno, la vera e propria passione civile, che ha portato Biacchessi ad occuparsi nel suo lavoro di giornalista e scrittore di storie scomode che non vanno dimenticate. Storie di morte sul lavoro, di disastri ambientali, di stragi (cosiddette) di Stato, di guerra e di mafia e di tanto altro ancora del nostro vissuto che dal 2004 ha iniziato a portare in giro per l’Italia in decine di spettacoli nei teatri, nelle piazze, nelle strade, nelle scuole. Spettacoli da lui definiti gendarmi della memoria contro la manipolazione della verità e il revisionismo imperante.

Il suo libro raccoglie in un grande racconto collettivo le pagine spesso oscure e insolute della storia contemporanea con il contributo dei tanti protagonisti di questa forma teatrale: da Marco Paolini, ad Ascanio Celestini a Giorgio Diritti a Paolo Rossi, per citare i più noti, a tanti altri ancora che ricordando ripropongono alle nostre coscienze eventi tragici come il disastro del Vajont, le morti degli operai al Petrolchimico di Marghera o quelle provocate dall’amianto in tante fabbriche italiane, quelle dell’ILVA di Taranto per le polveri rosse. E ancora storie di guerra e di Resistenza, fino alle bombe che hanno insanguinato il nostro passato più recente da piazza Fontana, alla stazione di Bologna, a Ustica, alle sentenze vergognose e agli omicidi di mafia; alle troppe vittime che ancora aspettano giustizia.

E’ per loro che dobbiamo continuare ostinatamente a indignarci e a cercare la verità, perché i cadaveri senza giustizia non possono trovare pace e dunque continuano a turbare le nostre vite.

Perché il passato non passi
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