Il puzzle delle cooperative del Parco Analisi,Contemporanea-mente

di Pierluigi Castagneto

Alle Cinque terre il “sistema parco” sino al 28 settembre 2010, giorno dei 12 arresti, funzionava applicando il teorema del “faraone”, il nomignolo con cui era chiamato dai suoi paesani il presidente del Parco Nazionale Franco Bonanini, in forza al PD. Sul Comune di Riomaggiore, Parco Nazionale e le cinque cooperative regnava indisturbato l’uomo a cui era attribuito il miracolo economico della riviera di Levante. In pratica Bonanini era il dominus che dal suo ufficio, ubicato nel municipio, gestiva il Comune, l’ente parco e le società, senza soluzione di continuità e dove sindaco, funzionari e presidenti delle coop obbedivano ai suoi ordini per applicare una sorta di socialismo reale in versione ligure. Tra parco, comuni (oltre a quello di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso) e le cinque le cooperative erano stipulate delle convenzioni incrociate che in pratica regolavano i rapporti tra gli enti.

Nessuno ha mai visto il testo di queste scritture private che però stabilivano quanti soldi dovessero versare le coop al parco e secondo quali criteri si dovesse gestire il sentiero azzurro, l’asse pedonale che unisce i cinque paesi e che è percorso annualmente da oltre 1 milione, e forse più, di persone. In questi testi si stabilisce il costo della card delle 5 Terre (5 euro) e quanti soldi in percentuale debbano ricevere i comuni e il parco stesso dal ricavato del ticket. Inoltre per una cronica mancanza di trasparenza non è chiaro invece quanti fondi esterni andassero all’ente parco (si parla di 900 mila euro annuali) dal Ministero dell’Ambiente, né dai fondi europei e dagli enti locali. Anche il comune di Riomaggiore ha svolto la funzione di collettore dei finanziamenti e proprio le violazioni delle destinazioni d’uso di questi denari hanno portato all’indagine della procura. Sull’altro versante una politica di assunzioni scriteriata, mossa da necessità clientelari, ha gonfiato le coop di dipendenti che ora, esclusi gli stagionali, sono poco meno di 200 persone, mentre l’ente parco sembra un gigante vuoto in quanto dopo le dimissioni di Bonanini ha un solo dipendente.


A Monterosso opera la società “Le Ragazze del Parco” diretta da Nelly Scapazzone, con 15 dipendenti, nel comune limitrofo c’è “Vernazza 2000” che opera anche a Corniglia con 30 dipendenti di cui è presidente Diego Resasco, mentre nel comune di Riomaggiore sono attive 3 strutture: “Manario” guidata da Maria Mangano, “Via dell’Amore” al cui vertice c’è Simone Carrodano (sostituì Gianluca Pasini quando nel 2009 divenne sindaco di Riomaggiore) e “Sentieri e terrazze” con 13 dipendenti presieduta da Pierino Moggia. Il commissario Aldo Cosentino ha davanti una situazione complicata in quanto il sistema, avendo ormai lo scopo primario di pagare gli stipendi ai dipendenti, è andato fuori controllo. Nonostante tutto, le società svolgono diverse attività remunerative che producono utili. Le coop sono infatti state costituite per gestire i parcheggi, i pulmini, gli ostelli e la vendita dei ticket sul sentiero “azzurro”. Prodotti del parco

Gli inquirenti stanno mettendo sotto la lente d’ingrandimento i flussi di denaro tra le cooperative e il Parco e viceversa, un’indagine delle Guardia di Finanza ha lo scopo di ricostruire la struttura finanziaria della holding. Sembra che il presidente spostasse il denaro da una società all’altra a seconda delle necessità, ma la crisi giudiziaria ha colto le coop esposte verso lo stesso parco non avendo versato le percentuali dovute del biglietto sul sentiero. Il commissario Cosentino deve organizzare un piano di rientro, ma si deve misurare anche con i debiti delle coop e in particolare con quello di “Via dell’amore”, società che nonostante abbia un fatturato di 4/milioni, rischia il dissesto, anche perché, sia l’Agenzia delle entrate, che Trenitalia vantano crediti consistenti. Inoltre le coop, tra cui “Sentieri e terrazze” ricevevano finanziamenti dallo stesso ente ambientale per attività svolte e commissionate da Bonanini. Adesso, in regime di ristrettezza, i nodi vengono al pettine ed essendosi inceppato il passaggio di denaro dall’ente alle coop, c’é il rischio del loro dissesto finanziario.


Immagini tratte da: vinoalvino.org – affarieaziende.it – italian-food-lovers.com – allaportarossa.com

Il puzzle delle cooperative del Parco
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Recent Comment

  1. enrico pandolfo

    Cessato il clamore iniziale causato dagli arresti (prima motivati da significative intercettazioni ed ora supportati da certe ammissioni)si cerca ora di ritornare alla ruotine.Ma ordinaria amministrazione non deve significare ricominciare da capo.Al di là dei problemi personali,comprensibili ma in parte “cercati”dagli stessi interessati le
    nuove assunzioni dovranno essere regolari.Non si possono ricevere e sollecitare finanziamenti nazionali e mondiali
    per poi blindare le assunzione di questo sito Unesco ai compagni della parrocchietta ed ai cortigiani del faraone.
    I sindaci debbono esercitare il loro mandato in autonomia ed eventualmente consorziarsi per libera scelta e non per
    autorità superiori,se non quelle dello Stato.Gli accordi con le coperative ed i flussi di denaro legati ai servizi di cui ha bisogno il Parco,non essendo fatti privati debbono essere trasparenti e comprensibili.Si cominci dai bilanci del Parco,
    la cui conoscenza non è una illegittima curiosità dei cittadini,ma l’unico modo di fruire di servizi pagati a il valore di mercato secondo la libera legge della domanda e dell’offerta.Utilizzare logiche protezionistiche espone al ricatto certo di un faraone locale rispetto al “cartello” che potrebbe costituirsi.Il primo è certo il secondo richiede tempo ed un prolungato sonno dell’autorità di controllo.Come sempre il pesce puzza dalla testa.Speriamo nel buon lavoro del commissario.Altri Parchi della regione stanno studiando il modello 5terre(quello vecchio)vediamo di vigilare perchè l’esempio non diventi epidemia. Enrico Pandolfo

Rispondi