L’uomo e l’ambiente: ricongiungersi col “mana” Oikos

di Alessandro Pasquali

Figura 1: Henry Rousseau “Il sogno” (1910)

Nel famoso testo filosofico “Dialettica dell’Illuminismo” del 1947, i due autori, Theodor Adorno(1) e Max Horkeimer (2), illustrano il concetto di mana per descrivere quella situazione primordiale di condizione esistenziale umana nel quale l’individuo non distingue se stesso come un essere separato dalla natura, ma si considera una cosa sola con essa.

Secondo i due filosofi l’illuminismo, inteso in senso lato come tendenza dell’uomo occidentale ad affidarsi completamente alla razionalità, mascherando l’irrazionale e la paura dell’ignoto, nasce nel momento in cui l’essere umano inizia a concepire se stesso come altro da sé rispetto alla natura e al mondo.

Tale processo storico inizia con la Storia stessa, ovvero quando la nostra specie comincia ad annotare con la scrittura gli avvenimenti passati e a classificarli cronologicamente. Infatti, come ci spiega Walter J. Ong (3) nel suo testo “Oralità e Scrittura, le tecnologie della parola”, le società di tipo orale vivono un eterno presente, dove i racconti epici, ovvero tramandati oralmente, sono completamente scollati da una matrice storica e vivono in una sorta di tempo a sé stante, una dimensione che esula dal divenire in cui sono immerse le civiltà narranti. Con l’avvento della scrittura, l’uomo porta fuori da sé una parte di mente, di memoria, di cervello e questa parte, impressa sulla carta, rimane e si tramanda in modo più organizzato e preciso. L’uomo esce dalla dimensione di eterno divenire del mana ed entra in quella storica e occidentale del progresso illuminista. Un progresso che finirà per soppiantare, nei secoli, credenze e tradizioni basate su fondamenta irrazionali.

La concezione di illuminismo in quanto progresso dell’umanità guidata dall’intelletto e dalla razionalità è assolutamente negativa per i due autori, esponenti della Scuola di Francoforte (4), ed è proprio ciò che tentano di dimostrare nel testo.

L’uomo dunque diventa altro da sé dal mondo e dall’ambiente quando decide di voler dominare la natura.

Fuori/dentro la natura

Figura 2: Hokusai “La grande onda” (1823)

Questa concezione di dominio, di volontà di potenza sulla natura, è ripresa anche da un filosofo contemporaneo, Emanuele Severino (5), il quale ritiene che il fondamento del divenire stesso del mondo stia nella volontà dell’uomo di dominare la realtà che vede a lui esterna. Il divenire in quanto forzare l’essere verso il non essere, vedere l’essere come qualcosa che esce dal nulla, transita nell’esistenza e poi ripiomba nel nulla è per Severino il fondamento stesso dell’Occidente, della visione del mondo occidentale che smania nell’angoscia di un nulla che egli solo vede.

Oggi – secondo Severino – sul trono dell’illuminismo occidentale, della razionalità, del progresso, non siede più la filosofia in tutte le sue forme (etica, metafisica, politica, etc.) come fu un tempo. Oggi quel trono è occupato e monopolizzato da ciò che il filosofo chiama l’Apparato Scientifico-Tecnologico: la volontà di potenza dell’uomo di dominare tutto e di rimettere in discussione tutto, avendo di fronte l’orizzonte distopico che egli definisce il Paradiso dell’Apparato, ovvero la fase finale di progresso tecnologico in cui l’Apparato Scientifico Tecnologico riuscirà a dominare il divenire all’infinito.

L’atteggiamento filosofico antitetico, cioè il concepire l’uomo come parte integrante della natura e del cosmo, è invece antichissimo e deriva dalla matrice filosofica del pensiero orientale che vede la condizione umana come la compresenza di prospettive macrocosmiche e microcosmiche. Il microcosmo è quello del singolo, la prospettiva individuale dell’Io, all’inizio del percorso di verità, che soffre per il dolore e la malattia della vita. Il macrocosmo è la dimensione universale, dove il singolo è dissolto nel tutto, dove Io e Non-Io vengono a fondersi e ad essere un’unica entità assoluta.

La via per la scoperta del macrocosmo, dell’annullare l’identità dell’Io nel Tutto è una strada che si percorre attraverso strumenti che non sono la logica e la razionalità occidentale, ma la contemplazione del mondo, del vuoto, la meditazione, l’empatia.

Il rasoio di Okham (6) – fondamento della ragione occidentale – che postula che la soluzione di una questione è sempre la più semplice, non è applicabile al concetto di macrocosmo. Tutt’altro, ci allontana progressivamente da una visione olistica dell’essere per frammentarlo all’infinito in un processo riduzionista di approccio alla realtà che la seziona all’infinito anziché riunirla in una visione globale.

Oggi molti scienziati e pensatori seguono un percorso che critica profondamente l’approccio riduzionista classico della scienza e della tecnologia. Come se nel suo percorso storico l’uomo fosse destinato a ritornare, dopo aver attraversato la pura ragione, a quel sentimento originale, il mana, che lo faceva sentire un tutt’uno con la natura.

Macrocosmi e microcosmi

Figura 3: Vasilij Kandinskij “Primo acquerello” (1910)

Nella psicologia classica Freud parla della condizione dell’essere umano nei primi mesi di vita, quando non distingue sé stesso diverso da ciò che è fuori da sé come “sentimento oceanico di unità”

Successivamente, durante l’evoluzione biologica dell’individuo, il bambino diventa cosciente dell’esistenza del mondo, poi della madre, degli altri, e della possibilità da parte sua di interagire e modificare tutti questi parametri esistenti con le proprie azioni e con la comunicazione che sviluppa attraverso il linguaggio. Un po’ come se l’individuo si staccasse progressivamente dal macrocosmo per entrare nella prospettiva microcosmica del sé.

Jeremy Rifkin (7) nel suo saggio “La civiltà dell’empatia” spiega tale processo di evoluzione dell’individuo per dimostrare che il fondamento della civiltà umana sta nell’empatia che proviamo per l’altro. A cominciare dal rapporto madre-figlio.

Altrettanto interessante è teorizzare un percorso esistenziale di separazione della natura, di maturazione sociale e di ritorno alla comunione con la natura dopo aver attraversato i “sentieri interrotti” della logica e della ragione.

Adorno e Horkeimer sono molto chiari sui rischi di una società futura basata esclusivamente sulla ragione illuminista.

Secondo i due filosofi tedeschi l’uomo, attraverso la razionalità, innesca un processo che tenta di nascondere il suo lato oscuro: l’irrazionale. Questo processo di mascheramento riporta alla luce in maniera esplosiva la carica irrazionale e oscura dell’essere umano che si manifesta sotto la logica della ragione in follie come l’olocausto (e a causa del nazismo i due filosofi sono emigrati negli Stati Uniti, in California, dove scrissero il testo menzionato)

La dialettica dell’illuminismo è quindi una dialettica negativa tipica del metodo speculativo adorniano: la ragione tenta di superare l’irrazionalità, ma non la può annientare, se la porta dentro celata fino a che essa non si manifesta rovesciata in una società spietata e oppressiva.

Il punto di vista negativo e senza speranze illustrato dai due pensatori va comunque inserito nel momento storico vissuto dai due. Una riconciliazione con la natura e un ritorno al mana passando per la via della ragione e dell’irrazionalità insieme sarebbe una via interessante da trovare e da percorrere.

Il divenire del mondo è irrazionale e illogico e non va dominato, sostiene Severino, ma contemplato. Dobbiamo perderci, fonderci con esso, come nel fiume di Eraclito, accettarlo e viverlo fino in fondo, viverne la complessità molecolare e multiforme.

Perciò la dialettica che dovremmo tentare oggi è più di tipo integrativo che negativo. Partire dal mana per arrivare alla ragione (per scoprire la ragione) e ritornare al mana con la consapevolezza della ragione (con la consapevolezza dei suoi limiti e dei suoi strumenti d’indagine).

Porsi domande in modo razionale ma senza ricusare il sogno, l’irrazionale, l’emotivo; piuttosto imparare ad ascoltarlo e farlo nostro come contraltare dell’esistenza. Accettare la duplice ambiguità esistenziale umana, un continuo alternarsi di ragione e sentimento, realtà e sogno, materia e spirito, corpo e mente.

Vivere sia di ragione che d’irrazionalità, cercando di ritrovare quella dimensione del mana che ci vedeva un tutt’uno con la natura, col mondo, con l’universo.

Ricongiungersi col divenire, con la natura.

Noi siamo la natura, e la natura non esisterebbe se non vi fossimo noi a contemplarla.

MONOGRAFIE

(1) Theodor Adorno (Francoforte sul Meno 1903 – Visp 1969) Filosofo, sociologo e musicologo, è stato uno dei maggiori esponenti della Scuola di Francoforte. Il suo pensiero propone una forte critica al capitalismo e alla società borghese e una nuova prospettiva dialettica che ribalta quella hegeliana: la dialettica negativa. Si occupa di estetica, in particolare dell’estetica negativa. Con la presa di potere del nazismo in Germania emigra ad Oxford e successivamente negli Stati Uniti. Di ritorno in Germania negli anni cinquanta riprese la sua carriera accademia come Direttore dell’Istituto di ricerca sociale, dove divenne un mito per gli studenti di filosofia e sociologia di tutta Europa.

(2) Max Horkeimer (Stoccarda, 1895 – Norimberga, 1973)

filosofo e sociologo, è stato uno dei fondatori e più illustri interpreti della Scuola di Francoforte.

Le sue teorie si basano su una forte critica della civiltà industriale moderna dell’occidente che opprime l’individuo e lo porta all’alienazione e ad una nuova schiavitù. Aderente dapprima al pensiero marxista, se ne discosta nella fase più tarda del suo lavoro, in quando interpreta l’ideale rivoluzionario come un’ulteriore personificazione della civiltà industriale che cerca di dominare la natura e l’uomo.

(3) Walter Jackson Ong (Kansas City, 30 novembre 1912 – Saint Louis, 12 agosto 2003) è stato un religioso, antropologo, filosofo, famoso soprattutto per il suo testo “Oralità e scrittura”.

Il libro ripercorre la storia delle varie tappe della civiltà occidentale dalla cultura orale alla completa interiorizzazione della scrittura, descrivendo la mutazione cognitiva che questo passaggio ha portato con sé. Nella sua carriera Ong si è sempre occupato di come i mezzi di comunicazione trasformassero la percezione della realtà nell’essere umano.

Ong si occupò anche di ricerca presso molti gruppi etnici con cultuira di tipo orale o a scarsa alfabetizzazione, studiandone il comportamento e la vita sociale. D’altro canto si interessò anche allo studio dei residui di cultura orale che si trovano nella società contemporanea, soprattutto in quella popolare.

(4) Scuola di Francoforte

Con tale denominazione si intende far riferimento all’insieme di filosofi e sociologi che operarono all’interno dell’Istituto per la Ricerca Sociale dell’Università di Francoforte sul Meno dalla seconda metà degli anni venti in poi, la cui matrice di pensiero si rifà alle teorie marxiste proponendo una forte critica della società industriale moderna in quanto alienante e prevaricatrice dell’individuo. I suoi esponenti più famosi furono i già citati Adorno e Horkeimer, e gli illustri colleghi Jurgen Habermas e Herbert Marcuse. Durante il nazismo il gruppo si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò la sua ricerca. L’espressione “Scuola di Francoforte” in realtà non fu mai usata dai suoi appartenenti, né fu mai istituzionalizzata o resa ufficiale, ma fu con questo nome che passò alla storia.

(5) Emanuele Severino (Brescia, 1929) è considerato a livello internazionale uno dei maggiori filosofi contemporanei.

Ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Venezia, nella sua opera Severino pone una forte critica contro la fede nel divenire entro cui la storia dell’uomo occidentale è nata e si è sviluppata. Secondo Severino l’uomo va continuamente alla ricerca del rimedio contro l’angoscia del divenire innanzitutto perché crede che il divenire esista.

Da Platone in poi, infatti, l’uomo occidentale ha pensato che la realtà sia un continuo uscire ed entrare nel nulla degli enti percepiti.

Questa “fede nel divenire” implica che ogni cosa che esiste un niente, che esce fuori dal nulla, diviene nel mondo e vi ritorna.

In questa fede sono nate e si sono evolute le forme della cultura occidentale, le sue istituzioni sociali e politiche (Dio, la legge, la religione, l’economia, l’etica). Oggi tale fede nel divenire ha raggiunto il suo apice attraverso il dominio della scienza e della tecnologia insieme.

(6) Guglielmo di Ockham (Ockham, 1288 – Monaco di Baviera, 1349) è stato un religioso, teologo, e filosofo e inglese. Nella sua opera egli pone la volontà, ovvero l’arbitrio personale, come unico principio creatore. Dio secondo Ockham ha creato il mondo per volontà, e l’uomo è un essere libero in grado di scegliere il suo destino ma sempre all’interno della volontà del Creatore. Celebre il suo principio conosciuto come “Rasoio di Ockham”, che stabilisce che la soluzione giusta di un problema è sempre la più semplice.

(7) Jeremy Rifkin (Denver, 1943) è un economista, pacifista e saggista statunitense.

Fonda, nel 1969, la Citizens Commission col fine di rendere noti i crimini di guerra commessi dal governo degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation.

Politicamente attivo nei movimenti pacifisti e ambientalisti americani, sostiene da sempre scelte governative “responsabili” sia sulle questioni ambientali che riguardo alla scienza e alla tecnologia.

Nelle sue opere studia l’impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia, lavoro, società e ambiente. Rifkin prevede per il futuro il definitivo trionfo delle macchine sul lavoro umano proponendo possibili soluzioni per ridurre l’impatto sociale di questo cambiamento storico.

Nel 2010 esce in Italia il libro “La civiltà dell’empatia” in cui Rifkin mette in relazione il progresso sociale con la capacità degli eeseri umani di essere in empatia tra loro.

Le sue pubblicazioni sono state tradotte in più di 20 lingue e sono studiate in centinaia di università di tutto il mondo.

L’uomo e l’ambiente: ricongiungersi col “mana”
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