La bellezza salverà il mondo? Cultura,Eventi,In Evidenza

di Artemisia G.

E’ passione vera per la bellezza o consumismo culturale?

Accostarsi alla bellezza sta diventando negli ultimi anni una moda inarrestabile. Trascinati dalla grancassa mediatica percorriamo chilometri per accorrere in massa verso le grandi mostre, o meglio, verso gli imperdibili eventi che in qualche caso con lo straordinario ben poco hanno a che fare.

Si tratta realmente di un’esigenza, del bisogno di nutrire la nostra anima, o non piuttosto di una forma di consumismo imposto a spingere un numero sempre crescente di visitatori ad accalcarsi per ore in code interminabili agli ingressi dei musei in attesa del proprio turno?

Da frequentatrice occasionale di questi eventi mi è capitato di spostare l’attenzione sui visitatori e di osservarne la disposizione con la quale si accostano all’opera d’arte.

Generalmente in gruppo, sono accompagnati nella visita “a tempo” da guide esperte che, nel brusío generale che si traduce in vocío quando sono presenti scolaresche, spesso si danno sulla voce: così che si finisce per sentirsi nel mezzo di una piazza, piuttosto che in un luogo dove il silenzio dovrebbe regnare sovrano.

Ascoltano di volta in volta spiegazioni su di un’opera che assurdamente non avranno il tempo di ammirare perché immediatamente si passa ad un’altra, mentre sarebbe così bello accostarsi all’opera d’arte dimenticando tutto quello che sappiamo su di essa e semplicemente guardare, soprattutto sentire, spalancando gli occhi dell’anima e lasciandosi andare alle emozioni …

Si sbirciano invece le opere esposte al di sopra di una spalla altrui e si passa via veloci per lasciare il posto al gruppo in attesa che segue.

Pochi i visitatori solitari, dall’aria un po’ spaesata e frastornata.

Ben venga comunque, qualcuno obietterà, questo consumismo culturale. Non potrà che migliorare la nostra sensibilità nella tutela del patrimonio artistico e dell’ambiente.

Mi capita invece sempre più spesso di chiedermi se questa sete di bellezza coincida con i nostri comportamenti quotidiani.

Se tra le persone che accorrono in massa a questi eventi artistici ve ne siano di quelle che quando devono disfarsi di un qualsiasi elettrodomestico o di un arredo cosiddetto “ingombrante”, li abbandonano ai lati delle strade; che scaricano nei torrenti vecchie tettoie di eternit; che dopo aver sostato in un magnifico sito panoramico abbandonano dietro di sé sacchetti di rifiuti …

Impossibile, mi rispondo, che dei fruitori d’arte commettano simili nefandezze.

Eppure …

Un ricordo mi rimane indelebilmente scolpito nella memoria. Durante un soggiorno a Venezia, qualche anno fa, mi soffermavo ogni giorno a contemplare un magnifico ritratto esposto nella vetrina di una bottega antiquaria nelle vicinanze di San Moisè. Ed ecco che una mattina si materializza sulla porta del negozio l’elegantissimo ed affascinante antiquario che, appallottolato un grosso involucro di carta, lo getta con noncuranza sul marciapiede antistante …

E ancora: all’immagine di un gruppo di giovanissimi studenti in estatica contemplazione di dipinti e di sculture in un museo si sovrappone la squallida visione del campo di pallavolo all’interno del cortile di un istituto che ho occasione di frequentare, circondato da un variopinto campionario di cartacce e involucri di merendine, simboli questi di ben altro consumismo.

Mi chiedo anche perché, smaniosi di bellezza, finiamo poi per ignorare i tesori artistici custoditi nei moltissimi musei che non godono della promozione mediatica, sistematicamente disertati.

Un esempio emblematico il caso dell’area archeologica di Ravanusa, in Sicilia, dove all’unico visitatore dell’anno scorso i numerosi e sbalorditi custodi, per gratitudine, hanno staccato un biglietto omaggio …

Non amiamo frequentare solitari borghi medievali o pievi immerse nel silenzio della campagna, visite che equivalgono a un viaggio nel tempo, ma preferiamo riversarci, stipati come sardine, in certi “parchi naturali” dove, muniti di ticket, ci incolonniamo in percorsi precostituiti, dove niente è lasciato alla scoperta del visitatore e dove tutto, anche il souvenir “tipico” da portarsi a casa, è previsto e preconfezionato a misura di turismo di massa.

Per quale ragione, infine, non insorgiamo di fronte al degrado ambientale che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e subiamo passivamente orrori edilizi e urbanistici che in nome del “progresso” e della “pubblica utilità” divorano con il verde la vivibilità delle nostre città?

Tra i tanti interrogativi una certezza: la bellezza, se intesa come entità astratta da museo e non calata nella realtà che ci circonda, non basterà a salvarci.

Immagini tratte da: retedonnebrianza.org

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