Lunga vita a José Saramago poeta e scrittore: scomodo, critico, coerente. Buone pratiche,Contemporanea-mente,Cultura,Eventi

a cura di AT

E’ morto José Saramago, l’unico scrittore portoghese ad essersi conquistato un premio Nobel per la letteratura nel 1998. Aveva 87 anni. Di recente aveva fatto scalpore il rifiuto della Casa editrice Einaudi – che sempre aveva tradotto i suoi libri in Italia – a pubblicare “Quaderno”, poi uscito per Bollati Boringhieri con prefazione di Umberto Eco, perché fortemente critico verso Berlusconi (proprietario, tra le altre case editrici, della storica torinese). Lesa Maestà, lesa Santità: inviso a Berlusconi e al Vaticano, José Saramago resta patrimonio di tutti coloro che, credenti, atei, anticonformisti, liberi pensatori, si fanno vanto della propria libertà d’espressione. Oltre alla buona letteratura, come “buone pratiche” ricordiamo dunque quelle che ci ha trasmesso: la coerenza, l’impegno, la passione civile.

In un suo inedito, pubblicato su La Repubblica, così scriveva:

Come scrittore, credo di non essermi mai separato dalla mia coscienza di cittadino. Ritengo che dove va uno, dovrà andare l’altro. Non ricordo di aver scritto una sola parola che fosse in contraddizione con le mie convinzioni politiche. Ma questo non significa che abbia mai posto la letteratura al servizio diretto della mia ideologia. Voglio dire, piuttosto, che nella scrittura cerco, in ogni parola, di esprimere la totalità dell’uomo che sono

Sempre da La Repubblica del 19 giugno 2010:

(…) La politica è stata l’altra sua grande passione dopo la scrittura. In una intervista, ammise che forse il partito nel quale militava dagli anni Sessanta, (l’ultima formazione comunista europea che conserva “l’iconografia dei bolscevichi”, bandiera rossa e falce e martello), era “ancorato nel passato”. Ma aggiunse: “Abbiamo una eredità dalla quale non riesco a liberarmi. Ed è possibile che questa eredità storica non abbia molto a che fare con la realtà di oggi. Ma perché la realtà di oggi avrebbe ragione? I sentimenti sono importanti. Non riuscirei a riconoscermi in nessun altro partito che non fosse quello comunista portoghese: ci resto per rispetto di me stesso“.

Con “Cecità”, del 1995, il racconto di una epidemia che fa diventare ciechi tutti gli abitanti di una città, che è considerato il suo capolavoro, si apre la sua ultima tappa di scrittore. E’ quella più critica sulla società di massa, la globalizzazione, il consumo e lo stesso funzionamento del sistema democratico europeo. Nel suo ultimo blog, Saramago scrive: “Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte”. (…).

Immagine tratta da: eventibusflexus/files/wordpress.com

Lunga vita a José Saramago poeta e scrittore: scomodo, critico, coerente.
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