Viaggio nell’inferno di Castellaro, tra camion e cemento Analisi,Contemporanea-mente,In Evidenza

di Claudio Porchia*

Sono andato a trovare Giampiero Ricolfi per capire le ragioni della sua nuova protesta. Dopo aver lasciato l’Aurelia, salendo lungo la strada provinciale incrocio in successione otto camion, alcuni carichi di materiale inerte, altri vuoti. L’incrocio con i mezzi pesanti non è solo difficile per la dimensione della strada, ma anche pericoloso perché non sempre vengono rispettati i limiti di velocità. Dopo alcuni piccoli spaventi raggiungo Castellaro, un piccolo comune della provincia di Imperia di poco più di mille abitanti, governato da un Sindaco, Alessandro Catitti, eletto nel giugno del 2009 ed al suo secondo mandato.

Giampiero è in casa con la mamma. Abita al numero civico 20 di via principe Amedeo, proprio all’angolo di una stretta curva della strada che sale verso il santuario di Nostra Signora di Lampedusa, che dista dal centro urbano circa un chilometro.

Castellaro è un paese bello, anche se presenta interventi discutibili, ed è sovrastato da una imponente gru, alta circa 50 metri. E’ quella del cantiere del borgo di Lampedusa, un insediamento realizzato poco sopra il paese distruggendo un bosco, dove la nonna di Giampiero raccoglieva i fiori di una camomilla portentosa, dal gusto amaro per via delle rocce laviche della zona, ma di grande effetto curativo. Quei fiori frequentati da bellissima farfalle colorate sono scomparsi. Al loro posto ci sono oggi delle case, alcune già in vendita anche se appena costruite. Delle grandi ruspe stanno procedendo a sbancare un altro pezzo della zona vicina dove sorgeranno altre case.

Salgo in casa di Alfredo e dopo pochi minuti, sentiamo tremare i muri dell’abitazione: sta passando un camion che porta a valle la terra dello sbancamento del cantiere. Nonostante il divieto i mezzi continuano a passare veloci ed arrivati all’altezza della curva sono costretti a rallentare perché la strada è stretta. I camion passano di misura, a volta toccano i muri delle case, che mostrano evidenti i segni del passaggio.

“Viviamo in un inferno” commenta la mamma e “ogni giorno che passa è sempre peggio”. Arriva una altro camion dal cantiere, all’altezza della curva incrocia alcuni veicoli e subito si forma un ingorgo. Le macchine devono fare retromarcia e lasciare il passo al camionista, che visto il ritardo e la lentezza degli automobilisti comincia a spazientirsi. Non usa il clacson, ma dal finestrino urla al povero automobilista di muoversi, non ha tempo da perdere, forse è pagato a viaggio.

Con Alfredo salgo con la macchina fino al cantiere. La strada è stretta e presenta buche e cedimenti dovuti al passaggio dei mezzi pesanti. Le grate dei tombini sono spesso sfondate e rappresentano un pericolo, ma ormai gli abitanti della zona lo sanno e vi prestano attenzione. Turisti non se ne vedono, ma incrociamo alcuni motociclisti che salgono a forte velocità lungo una strada che si presenta come una divertente pista da motocross. I lavori al cantiere procedono regolarmente, ma i tempi per terminare l’opera sembrano ancora lunghi. Il disagio per Castellaro resta grande anche se le betoniere non passano più dal centro, ma da Pompeiana senza provocare lamentele particolari dagli abitanti.

La strada per Castellaro fino al cantiere è costellata di numerosi cartelli stradali con l’indicazione dei divieti di transito ai mezzi superiori ai limiti previsti, limiti di velocità e segnali di pericolo, compreso quello della presenza di stambecchi che nessuno ha mai visto in zona. La segnaletica è abbondante e precisa, peccato, che non sia rispettata.

I vigili sanzionano le infrazioni con multe da 38 euro, senza togliere punti dalla patente agli autisti e senza altre conseguenze. Da quando è iniziata la storia, secondo Giampiero, hanno elevato 4/5 multe in tutto, che forse non verranno pagate perché faranno ricorso e l’importo di fronte ai milioni di euro dell’intera operazione fa sorridere. La scena della vigilessa che fa la multa di 38 euro al camionista mi ricorda la scena del film di Troisi, “Non ci resta che piangere”, dove al passaggio della frontiera veniva richiesto dal funzionario un fiorino. In questo caso però c’è poco da ridere e molto da piangere. Sembra di essere in un altro pianeta. La legalità è un optional.

Il sindaco, amico di infanzia di Giampiero, per tutta la giornata di ieri ha cercato di farlo desistere dall’intraprendere lo sciopero della fame. Questa sembra essere la sua sola preoccupazione, non si capisce bene se riferita alla salute di Giampiero o alla seccatura di dover dare risposte ai giornalisti che fanno domande imbarazzanti. Al mattino in paese erano arrivate le telecamere di Primocanale.

Il problema è semplice: ci sono divieti che devono essere rispettati, ma la soluzione è difficile. In ogni caso il sindaco, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, c’è ed è attivo, la Provincia forse lunedì interverrà, i carabinieri fanno quello che possono, mentre il paese vive un’altra giornata ostaggio dei mezzi pesanti.

Giampiero si consola pensando che se prima era da solo a denunciare la situazione adesso la protesta si allarga, gli arrivano attestati di solidarietà da più parti. Da quando nel 2008 era stato protagonista del documentario di Franco Revelli, “L’uomo di cemento”, la situazione incredibilmente è peggiorata. In questo nuovo contesto mi confida che l’impianto da golf oggi sembra un paradiso.

Prima di salutarlo mi vuole accompagnare a conoscere un’altra persona, che abita vicino alla cava denominata “Rocche Croarie”. Siamo a pochi metri dal centro di Castellaro, ma è già nel comune di Taggia, amministrato dal sindaco, Vincenzo Genduso. La strada per aggiungere le case è ancora più brutta, le case e le serre sono ricoperta dalla polvere proveniente dalla cava. In meno di mezz’ora la mia macchina è irriconoscibile. Sono polveri sulla cui tossicità non ci sono dubbi secondo Giovanna D’Adamo, ma il responso dell’Arpal tarda ad arrivare. Mi fa vedere le fotografie, mi parla di illeciti e abusi avvenuti nel più totale silenzio e senza l’intervento di nessuno. Da questa zona si vede benissimo il municipio di Taggia, da dove si vede benissimo la cava. Ma da Taggia nessuno vede nulla. Ha presentato ricorsi a tutti gli enti e istituzioni, anche alla corte europea. La storia è lunga da raccontare e le prometto che ritornerò sull’argomento. Giovanna mi consegna un cd con le foto.

Giampiero mi saluta dicendomi che ormai ha deciso: lunedì inizierà lo sciopero della fame. Scendo verso Sanremo, in una curva stretta incrocio un camion, sono costretto a fermarmi mentre l’autista mi invita brutalmente a togliermi di mezzo. Fino al termine della strada provinciale incontrerò altri 5 camion. Arrivato a casa, cerco di riordinare le idee e gli appunti, guardo le foto.

Mi telefonano per segnalarmi che un cittadino protesta perché la sua casa è stata danneggiata dal passaggio dei camion. Abita ad Alassio in strada privata Iaria Rinaudo in regione Fenarina. Giampiero e Giovanna non sono soli.

Foto dell’autore

 *Sanremo News

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