L’ambiente complesso: nuove tendenze artistiche esplorano il territorio che abitiamo Oikos

di Alessandro Pasquali

Fig. 1 google earth

L’ambiente, inteso come spazio da abitare, come territorio mutevole che combina materiale e immateriale, diventa sempre più complesso e relativo. Paul Virilio (1) in tal senso parla di condizione stereo-reale, riferendosi alla quotidianità dell’uomo contemporaneo, che trascende continuamente il territorio fisico nel quale è calato dalla nascita per abitare quello smaterializzato della rete e dei nuovi media, che si configurano in modalità sempre più immersive.

Oggi Gea, intesa come dimensione abitata dell’essere umano, non si presenta più solo come una biosfera, secondo la concezione organicista di pensatori come Raimon Panikkar (2),

che riprendono a loro volta la visione monista immanentista di Spinoza, ma appare come un complesso apparato multidimensionale fatto di territorio, informazioni, mondi virtuali e digitali. Un mondo accelerato dove spazio e tempo assumono contrazioni e dilatazioni che caratterizzano la mutazione cognitiva che interessa l’essere umano odierno.

In tale nuova dimensione, correnti culturali estetiche ed etiche si attivano per proporre strumenti di indagine idonei ad esplorare il nuovo territorio, a proporre metodologie di azione condivisa, pratiche etiche e democratiche per comprendere e tutelare l’uomo e la sua dimensione di abitante.

Questo scenario ibrido di ambiente fisico e immateriale è diventato uno spazio d’indagine privilegiato per nuove sperimentazioni artistiche ad ampio raggio, che intersecano discipline come le scienze sociali, l’antropologia, la geografia umana e del comportamento, la psicologia ambientale ma anche le scienze tecnologiche come le neuroscienze, l’intelligenza artificiale e l’informatica delle telecomunicazioni.

L’esplorazione del mondo attuale

Fig. 2 Ceci n’est pas une pipe (René Magritte, 1926)

Un territorio tutto da esplorare, frutto non solo dell’offerta tecnologica e della sua ricaduta sulla specie umana, ma di un cambiamento percettivo generato delle grandi teorie scientifiche che hanno rivoluzionato la nostra percezione del tempo e dello spazio dall’inizio del Novecento.
Teoria della relatività e meccanica quantistica, una volta assimilate dalla società, dalla cultura, dall’immaginario collettivo dell’uomo, hanno cambiato l’immagine del mondo.

La percezione della realtà, dello spazio abitato, è data dall’interpretazione che ne dà il soggetto in base ai suoi preconcetti

socio-culturali che in qualche modo ne condizionano la rappresentazione.
In tal senso Heidegger ci fornisce una tesi illuminante di come la percezione del mondo sia influenzata in qualche modo dalla visione a priori di chi si appresta a indagarlo. In un breve testo, “L’epoca dell’immagine del mondo”, contenuta in Sentieri Interrotti, il filosofo tedesco spiega come l’uomo, nel suo cammino di scienza e tecnologia, costruisce un’immagine del mondo che non può essere oggettiva ma è necessariamente influenzata dalla sua “progettazione” a priori. Lo scienziato che indaga la realtà con un esperimento specifico sta tentando di conferire un’immagine del mondo già presente nelle sue intenzioni: egli cerca di confermare o smentire ciò che ha immaginato e progettato. L’immagine del mondo, di conseguenza, dipende da chi costruisce tale immagine.

Possiamo affermare che anche l’artista, come lo scienziato, costruisce un’immagine del mondo e della realtà influenzata a priori dalle sue suggestioni, dai suoi valori, dalla sua “progettazione”. Così, da quando è diventata etica e socialmente attiva, l’arte ha applicato questi valori per “costruire” un mondo con tali presupposti. Negli ultimi anni si evidenzia infatti una netta tendenza estetica di artisti e pensatori ad indagare e riflettere la nuova realtà divisa tra smaterializzazione e criticità ambientali in senso etico: è la nuova identità digitale dello spazio, del territorio. Il fenomeno, che lega fortemente estetica ed etica, riprende teorie e pratiche direttamente dalla corrente culturale del Situazionismo, che fu attivo nel corso degli anni Sessanta in Europa, soprattutto in Francia e Italia, e che rivive oggi una nuova vita in chiave digitalmente aggiornata. Contestualmente, il modo di fare arte cambia perché la visione collettiva del mondo fruita attraverso le nuove tecnologie è diventata espressione tangibile e quotidiana delle nuove raffigurazioni scientifiche del reale.

Il percorso storico

La fisica classica trovò il suo punto più alto nel 1687, con la legge di gravitazione universale di Newton. Allora l’uomo percepiva la realtà come certa e determinata, dotata di un hic et nunc ben definito.
Fino al Novecento la realtà è rimasta ben solida e certa e così l’idea di territorio, di ambiente. L’uomo poteva dominarlo con i suoi strumenti e la sua scienza. Tutto era definito e determinato.
Nel XX secolo la teoria della relatività di Einstein rivoluziona la visione del reale e dell’universo: ogni soggetto percepisce la realtà con un proprio orologio interno e il mondo è interpretato diversamente a seconda del sistema di riferimento scelto per indagarlo.
In campo artistico-culturale è il cinema la forma espressiva che sembra rispecchiare le leggi della teoria della relatività di Einstein. Il suo linguaggio rende il tempo elastico con flashback, ralenti, ellissi e salti temporali. Lo spazio virtuale dello spettatore è svincolato dal cronotopo comune e nella dimensione della sala cinematografica si rompono le barriere dello spazio e del tempo.
Nel buio della sala cinematografica il tempo e lo spazio si dissolvono, diventano relativi. Si entra in una nuova dimensione spaziotemporale.
Il sistema di riferimento di percezione della realtà cambia in continuazione a seconda del punto di vista: il fruitore della pellicola è di volta in volta nella soggettiva di un personaggio, oppure del regista stesso che ci offre la sua visione del mondo in quel momento.

Fig. 3 Relativity 1953 Lithograph, Escher

L’altra grande teoria scientifica del novecento, la meccanica quantistica, ci traghetta direttamente nel mondo dell’immaterialità e dell’indeterminazione: esattamente quello che oggi è il cyberspazio digitale. Da allora la scienza interpreta una realtà sempre “meno materiale”
Con il Principio di Indeterminazione di Heisemberg, infatti, la materia è indeterminata, la sua natura è ambigua, è contemporaneamente corpo e onda, e quest’ambiguità si risolve solo quando il soggetto interpreta la realtà da un punto di vista piuttosto che un altro.
L’atomo di Bohr è sia un sistema planetario in miniatura, sia un nucleo con orbitali, “nuvole” di onde che rappresentano la probabilità di esistenza in un punto degli elettroni.
Se il mondo dell’arte e della cultura da un lato viene influenzata dalle nuove teorie scientifiche, dall’altro si evidenzia anche la nascita di una forte componente di quello che oggi potremmo definire attivismo etico, che si manifestò da principio come un rifiuto dell’ideologia borghese imperante.

Le contaminazioni artistiche e tecnologiche

Fig. 4 Motore a lucertola per tartarughe stanche, Bruno Munari

Potremmo far risalire al dadaismo la prima arte politica che si scontra contro la società borghese industriale. La net art odierna, ultima frontiera dell’arte contemporanea smaterializzata, prende molto da dada: l’ironia, il linguaggio, l’agire, l’azione politica. Di pari passo l’agire artistico che riflette ed usa le tecnologie emergenti dell’epoca muta, basti pensare al Manifesto del Macchinismo di Bruno Munari (3), del 1952, dove l’autore invita gli artisti ad abbandonare i pennelli per fare arte con le macchine.

Anche l’arte concettuale e Fluxus portano avanti questa tendenza, Fluxus in particolare propone un’arte collettiva, partecipata, interattiva e multimediale, andando ad infrangere i confini tra autore, fruitore e materialità dell’opera. In questo senso Giuseppe Chiari con le sue teorie su di un’arte collettiva ed etica, socialmente impegnata, anticipa molte delle tematiche che si realizzano oggi nell’agire artistico in rete.

Pure l’ arte cinetica e programmata, che vide il suo apice negli anni Sessanta, precorre l’arte digitale della rete nell’uso della tecnologia, nell’agire collettivamente, nella tensione politica e sociale, nell’interattività. Ma non solo: la materia diventa effimera e impalpabile, fino ad essere pura luce. I fotoni sono i componenti ideali dell’arte cinetica e programmata, un’arte a quattro dimensioni dove il parametro temporale è determinante.
Billy Kluver, ingegnere tecnico di molti artisti nel campo delle installazioni, dopo l’esperienza di lavoro con Robert Rauschemberg e Jean Tinguely, fonda l’EAT – Experiment in Art & Technology, un’associazione senza scopo di lucro dove collaborano insieme artisti e tecnici. E’ il 1966 e il sodalizio tra arte e tecnologia è ormai indissolubile.
Le porte del mondo dell’arte immateriale legate alla telematica si aprono definitivamente nel 1985. Jean-Francois Lyotard cura con Thierry Chaput, direttore del dipartimento di Arti Industriali dell’Ecole di Parigi, “Les Immateriaux”: una mostra che affronta il tema dell’arte immateriale e tecnologica e dei mutamenti che questa nuova tendenza artistica comporta. Il linguaggio dell’immateriale crea una nuova realtà. Wittenstein diceva che il linguaggio crea la realtà, e oggi il linguaggio delle macchine, il software, lo spazio dell’immaterialità, crea un’altra realtà, un nuovo territorio. Il principio di indeterminazione di Heisemberg nel mondo digitale che noi tutti viviamo è diventato macroscopico.
Nel 1990 debutta il World wide web e Tim Berners-Lee sviluppa l’HTML, nel 1998 saranno connesse tutte le nazioni del mondo.
La net art, le culture delle reti, sono espressione dell’assimilazione della nuova realtà mostrata dall’applicazione delle leggi della meccanica quantistica all’esistere umano.

L’arte e la quotidianità stereo/reale

Oggi il territorio da sondare diventa dunque stereo/reale: l’uomo vive quotidianamente una duplice esistenza divisa tra spazio e cyberspazio. Gli artisti interpretano il territorio attraverso progetti che riprendono i temi del movimento Internazionale Situazionista e dalla Psicogeografia di Guy Debord (4). Si creano “specchi di territorio virtuali” che vivono e mutano nel cyberspazio. Nuove rappresentazioni dello spazio che emergono orizzontalmente, cartografie digitali emozionali che riflettono le istanze spesso inascoltate di chi il territorio lo vive, e talvolta lo subisce, quando male amministrato, in antitesi con i poteri forti che lo gestiscono. Poteri che spesso non rappresentano la volontà di tutti, ma dei soliti pochi che possono trarre un vantaggio personale da tale gestione. Un tema tristemente attuale, testimoniato dai numerosi scempi urbanistici a danno di ciò che dovrebbe essere tutelato poiché proprietà di tutti.

Fig. 6 TriangolAzioni, Cartografia Resistente

Il nuovo ambiente virtuale creato dal cyberspazio, ovvero dall’interconnessione planetaria dei computer, è stata la svolta epocale che ha avviato la smaterializzazione dell’identità della nostra specie, uno spartiacque storico che ha dato via alla più possente mutazione cognitiva dell’essere umano, che oggi tende sempre più ad una smaterializzazione dell’esistenza. Ma il nostro corpo fisico, dal quale non possiamo prescindere e che ci ancora alla realtà di un’esistenza incarnata, non può biologicamente vivere in un mondo inquinato e tossico. Oggi la smaterializzazione dell’esistenza si affianca al nuovo pensiero ecologista che insieme al proliferare delle realtà digitali


ha cambiato il pensiero del mondo e ha creato una nuova consapevolezza ecologica globale.
E’ stata proprio la conseguenza di questi due processi di mutazione dell’uomo che ha portato le tematiche etiche ambientali all’attenzione degli artisti e dei pensatori che si occupano della rete e di attivismo politico legato alle nuove frontiere della comunicazione.
Dopo la smaterializzazione dell’umano in rete, ora anche il territorio si smaterializza per finire nel cyberspazio. La visione stereo/reale di Paul Virilio si applica dunque non solo al soggetto che vive nel mondo digitale, ma anche all’ambiente e alla spazialità fisica.

Fig. 7 Biomapping, Cristian Nolde

Le città e i territori diventano immateriali e mutevoli. L’agire artistico ecologico, etico e immateriale, indaga l’ambiente, il territorio anche per svegliare le coscienze assopite.
Molti artisti e collettivi artistici contemporanei propongono dunque un’arte del territorio attivista ed etica. I loro strumenti d’indagine e d’espressione sono le Google Maps, i Locative Media, Google Earth, le nuvole di Tag, i video e la fotografia in rete, taccuini per annotare esperienze di esplorazione urbana, e tutto ciò che può servire per una deriva psico/geografica.
Gli obbiettivi comuni sono la gestione e l’amministrazione partecipata dell’ambiente e la tutela di quella che è la prima nostra casa: il mondo.

Ecologia infatti deriva proprio da questa parola greca, oikos, che significa casa. La nostra casa comune. L’ambiente, la nostra vera casa.

MONOGRAFIE

(1) Paul Virilio (1932) urbanista e filosofo contemporaneo tra i più influenti, studia l’impatto delle nuove tecnologie sulla società e sull’essere umano. Ha teorizzato concetti come stereo-realtà, dromologia, incidente integrato. Muove una ferma critica all’uso passivo e incondizionato delle nuove tecnologie da parte delle masse, svelando tutti i meccanismi di potere e di deumanizzazione che potrebbero derivare dal proliferare di realtà virtuali, alienazione informatica, schizofrenia tecnologica. Un pensatore “apocalittico”, secondo la celebre distinzione di Umberto Eco. Tra i suoi scritti fondamentali: Velocità e politica: saggio di dromologia (1977) e L’estetica della sparizione (1991)

(2) Raimond Panikkar. Filosofo, teologo, sacerdote cattolico, uno dei più controversi pensatori della scena contemporanea.
Teorizzatore del cosmoteandrismo, linea di pensiero che tenta di superare l’inconciliabilità monismo/dualismo tipica della civiltà occidentale attraverso l’esplorazione dei concetti umano-divino-cosmico. Ha insegnato, dal 1967, religione comparata ad Harvard e storia delle religioni e filosofia della religione all’università di Santa Barbara, in California. Nel 2005 ha ricevuto, dalla Facoltà di Sociologia de l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, la laurea ad honorem in Antropologia ed epistemologia delle religioni. E’ stato membro dell’Unesco e del Tribunale permanente dei popoli

(3) Bruno Munari (1907-1998) è stato uno dei maggiori artisti e designer del XX secolo.
Personalità poliedrica, ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo delle arti visive e plastiche, anche scrivendo testi didattici e dedicandosi a laboratori sperimentali per insegnare la creatività a studenti e bambini. Ha attraversato tutta l’arte del novecento da protagonista in varie correnti artistiche: dal tardo futurismo allo spazialismo, dall’arte concreta, che fonda negli anni quaranta, fino all’arte cinetica e programmata.
La sua poetica si esprime nell’ironia, nell’innovazione e nell’inventiva.
Lo testimoniano opere quali, ad esempio, la celebre sveglia “Ora X”, dove le lancette colorate sono libere di girare casualmente sul quadrante dell’orologio. O le sculture anemofile, fatte di carta, fili o semplicemente di pura luce. Tra i suoi testi fondamentali, divenuti classici nelle scuole d’arte e di design: Codice ovvio (1971) e Da cosa nasce cosa (1981).

(4) Guy Debord (1931-1994) è stato il personaggio più influente dell’Internazionale Situazionista, il gruppo che svolse un ruolo chiave nella rivolta del maggio 1968 in Francia. L’influenza dei suoi scritti è profonda, mentre i film sono iniziati a circolare solo a partire dal 2001. Le sue opere esaminano le tendenze e le contraddizioni fondamentali della società contemporanea e restano attuali a dispetto delle mode. Come Debord stesso ha notato nei Commentari sulla società dello spettacolo, nei decenni successivi alla pubblicazione del suo famoso testo: Società dello spettacolo (1967) lo spettacolo è diventato più pervasivo che mai, al punto di soffocare la conoscenza di una storia antecedente e la possibilità di opporvisi. Oggi questa frase: “il dominio spettacolare è riuscito ad allevare una generazione piegata alle sue leggi” non suona poi così strana.

L’ambiente complesso: nuove tendenze artistiche esplorano il territorio che abitiamo
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Recent Comment

  1. Amedeo

    Di grande interesse! Una frammento di chiarezza per capire dove va oggi l’Arte. Grazie.

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