Palmaria, la battaglia che interessa a nessuno Commenti,Contemporanea-mente

di Saul Carassale

Avrete certamente letto o quantomeno sentito parlare, della “battaglia” che da alcuni mesi sta vedendo contrapposti un nucleo di cittadini (di ispirazione ambientalista certo, ma non tutti riconducibili a specifiche associazioni) ed il comune di Porto Venere, in merito al progetto di “sistemazione” della zona che va dal piazzale detto “Terrizzo” alla località detta “il Befettuccio”, sull’isola Palmaria. Zona interessata dall’abbattimento del famigerato “scheletrone” e su cui, sin dal primo progetto Kippar (quello che avrebbe mantenuto un piano del fabbricato, ad uso turistico), il comune vorrebbe realizzare un percorso stradale, in concomitanza con la realizzazione di alcune “infrastrutture” (rete fognaria, condotta per acqua potabile e gas) per l’isola, infrastrutture di cui da almeno tre amministrazioni si dibattute, senza essere arrivate ad una effettiva risoluzione.
Non voglio tuttavia parlarvi di questo…..
Chi è interessato troverà nel blog nato appositamente (http://isolapalmaria.blogspot.com) e negli articoli di stampa locale, tutti gli aggiornamenti della vicenda specifica.

Oggi vorrei soffermarmi a guardare un altro aspetto dell’isola: le sue fortificazioni.
Batteria Cala Fornace, Batteria Albini, Batteria Semaforo (oggi CEA) e la limitrofa Batteria Sperimentale, Torre Umberto I e Forte Cavour, oltre a numerose “casematte” per mitragliatrici e postazioni di tiro fanno della Palmaria il settore più “fortificato” del Golfo più fortificato d’Italia….
Il tutto, almeno ad oggi, inserito in contesti di preservazione naturale notevoli, dovuti in larga parte proprio alla “chiusura” di tali settori militari ad opere di edificazione privata selvaggia che, nel dopoguerra, hanno ferito abbondantemente coste altrettanto belle della regione Liguria.

Di queste strutture, ad oggi, risultano ripristinate e riconvertite ad uso pubblico solo la Batteria Semaforo (che il comune ed il parco regionale di Porto Venere utilizzano come centro di educazione ambientale ) e la Torre Umberto I, comunemente definita “carcere” dell’isola, restaurata congiuntamente da Provincia della Spezia e Comune di Porto Venere, grazie a fondi CEE, tra il 1999 ed il 2002, e destinata (senza successo) ad essere museo del mare, nonché centro congressi, tramite la gestione, durata alcuni anni, dell’associazione “Mare Nostrum”.
Le restanti fortificazioni versano in condizioni di degrado più o meno marcato, e fanno parte (Cavour in testa) di una serie di edificati militari che il ministero della difesa, tramite Difesa s.p.a.,vorrebbe cedere a privati per “riconversione turistica”.
In sostanza ruderi da riedificare……

Nemmeno una parola, nemmeno un pensiero al valore “complessivo” che il sistema fortificato aveva, e ha ancora, nel suo insieme, nel suo essere unico pur composto da separati tasselli.
Un valore storico, architettonico ed ambientale (non è marginale, chi conosce l’isola lo sa bene) che da solo giustificherebbe l’interesse turistico verso la Palmaria, essendone non “infrastruttura al servizio” (come lo vorrebbero, nei migliori casi, gli amministratori) ma “attrattiva principale” di per sè. Il tutto immerso nello scenario altrettanto bello del comprensorio di Porto Venere e delle 5 terre.
Idea strampalata?
Non credo, a meno che unire interesse storico e bellezze naturalistiche, per di più a portata di “passeggiata”, nello stesso ambito, non sia improvvisamente diventato fuori moda per i nostri turisti.
Va da se che il tutto non può transigere dal corretto mantenimento di entrambi i fattori, cosa che non sembra trasparire con la necessaria forza nei piani di sviluppo e promozione di Ministero ed enti locali.

Di forti si parla poco, e per quel poco che si dice la preservazione originaria non è nemmeno contemplata.
Il motivo? Semplice, il “pubblico” non ha le risorse per salvare e mantenere le strutture e così, come unico rifugio da un presente fatto di abbandono e crolli, la vendita (o la concessione) a privati per altri usi appare l’unica strada. Pur con i dovuti “distinguo tra caso e caso” e senza nemmeno voler semplificare ad ogni costo, credo che un pensiero differente, fatto di modesti e ponderati inserimenti di capitale privato sotto guida pubblica – partendo dal mantenimento integrale (cioè in grado di essere ancora richiamo turistico, quindi di introiti indotti al territorio) ed inserendo piccoli “servizi” remunerativi (dalla banale bigliettazione, al ristoro, come una foresteria “storicamente” corretta, o a più fantasiose iniziative culturali e/o congressuali) ed arrivando fino a voli pindarici con possibili collegamenti con circuiti di artisti o con la film commission ligure – possa ottenere lo stesso risultato economico (cioè portare soldi al territorio) mantenendo una onesta documentazione del nostro passato, il cui valore non è quantificabile banalmente in quattrini incassati.

La creazione sull’isola di un “parco storico-ambientale” (amministrativamente, peraltro, c’è già, ora andrebbe reso “tangibile”) sarebbe il modo più bello di far rivivere quelle “pietre”, le stesse che hanno accompagnato la storia recente del nostro Golfo e del nostro Paese.
Ecco, mi piacerebbe in conclusione che le discussioni di oggi non si fermassero al singolo dettaglio, ma avessero davvero un respiro complessivo sul valore dell’isola e sul suo mantenimento. Si valuterebbe più efficacemente, in questo modo, se gli interventi tecnici infrastrutturali, che via via verranno proposti, oltre che utili per la popolazione residente, siano o meno rispettosi di quel futuro che ipotizziamo, oppure sovradimensionate “teste d’ariete” per urbanizzazioni consistenti.
Adesso siamo (forse) ancora in tempo…….

Foto tratte da:
portoveneresrl.it
isolapalmaria.it
sitiunesco.it

Palmaria, la battaglia che interessa a nessuno
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