La Partecipazione Urbanistica Analisi,Contemporanea-mente,Prima Pagina

di  Maria Rosa Zerega

La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali strategici  e ai progetti urbanistici è fondamentale per migliorare le trasformazioni urbane della città, la qualità della vita degli abitanti, produrre inclusione sociale e favorire la trasparenza. Le scelte realizzate in maniera condivisa garantiscono l’efficacia degli interventi realizzati e un’elevata qualità delle opere, oltre a salvaguardare l’unicità, l’identità e le caratteristiche ambientali dei luoghi riqualificati.
Negli ultimi decenni si è assistito alla diffusione di pratiche partecipative in diverse parti del mondo. Luogo per eccellenza della partecipazione è l’urban center, a cui può essere affidato il compito di tenere memoria dei percorsi partecipativi, di comunicare in maniera trasparente ed efficace sui processi di trasformazione, di proporre percorsi di progettazione partecipata. Un’esperienza che in questa direzione può essere considerata pilota è quella dell’Urban Center di New York. In Italia sono sorti numerosi urban center, alcuni come struttura di natura pubblica, altri (Torino) sostenuti dal privato; nella maggior parte dei casi si occupano non tanto di promuovere processi partecipativi, ma di fornire una informazione corretta sulle scelte urbanistiche, nelle varie fasi di attuazione. Un caso particolare è rappresentato da Roma dove Amministrazione e cittadini si incontrano nei Laboratori territoriali per mettere in pratica una gestione condivisa e democratica del territorio.
A Genova l’Urban Center è pensato come struttura pubblica. Fino ad ora esiste come urban center virtuale, con sito web e funzione di back office, rispetto ad una struttura aperta al pubblico che dovrà sorgere, se mai sorgerà,  alla Loggia di Banchi. Le pratiche partecipative sono raccomandate da molte organizzazioni internazionali e promosse da programmi europei (Urban e Leader).

Un percorso di coinvolgimento

Le esperienze di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche costituiscono un tentativo di dare una risposta non populistica alla crisi della politica , poiché prefigurano percorsi strutturati e regolamentati. Non costituiscono, inoltre, una riproduzione di forme di democrazia diretta, in quanto riconoscono alle istituzioni rappresentative il diritto all’ultima parola.

Il maggior numero di esperienze di processi partecipativi è costituito degli interventi di riqualificazione urbana. In Italia il coinvolgimento dei cittadini è stato esplicitamente previsto dai Contratti di quartiere. I Processi partecipativi sono stati anche sperimentati in molti altri ambiti:

–       bilanci comunali: dal bilancio finanziario al bilancio di genere…

–       politiche ambientali: Agenda 21 locale, conflitti fra inquinatori e inquinati, esperienze di valutazione di impatto ambientale, sindrome Nimby di fronte a impianti che comportano conseguenze negative per i residenti.

–       Grandi opere, con l’introduzione del  débat public alla francese…

Nel lanciare un processo partecipativo si incontrano questioni delicate e l’impostazione può risultare ambigua. Le domande da porsi sono: chi stabilisce qual è il problema da affrontare?  Quali limiti vengono assegnati al dibattito pubblico? Un’Amministrazione pubblica può essere tentata di impostare il processo partecipativo in modo da tenerlo sotto controllo, evitare che sorgano contestazioni spiacevoli o che vengano messi in discussione i propri orientamenti di fondo. Può essere tentata di usare il processo partecipativo come un’occasione per confermare decisioni già prese o acquisire consenso attorno alle proprie scelte. Questo è anche uno dei principali ostacoli al coinvolgimento dei cittadini, che sono pronti, spesso non a torto, a sospettare l’esistenza di interazioni equivoche da parte delle istituzioni.  Per evitare rischi del genere è opportuno affidare sia la progettazione, sia la gestione del processo ad esperti esterni, in modo da sottrarre tale compito alle amministrazioni, che sono per lo più parte in causa.

A questo scopo in Francia è stata istituita la Commission Nationale du Débat Public (2002), come autorità indipendente.

Chi viene chiamato a partecipare

Altra domanda,da porsi  e da  porre, è: a quali soggetti si rivolge la partecipazione?

Per definizione la partecipazione è rivolta a tutti i cittadini che si trovano a condividere una situazione o che hanno qualche interesse sul tema che viene affrontato. Di fatto solo una piccola percentuale dei cittadini coinvolti prende parte al processo. Spesso si afferma che a partecipare sia la  “cittadinanza attiva”, cioè i cittadini consapevoli e organizzati che si impegnano per il bene comune e/o la “cittadinanza competente”, cioè i cittadini che hanno livelli superiori di istruzione, sono informati sulla vita sociale e politica. E’ proprio questo che di solito accade: si tratta di cittadini attivi, informati, impegnati in associazioni e partiti, presenzialisti, dei veri e propri “professionisti “ della partecipazione. Rappresentano una risorsa competente, ma manca l’apporto di quei cittadini che normalmente non fanno sentire la propria voce. Una scommessa fondamentale della partecipazione è quella di coinvolgere nel dibattito sia i soggetti deboli, dando loro voce, sia i soggetti forti – imprenditori, costruttori, proprietari immobiliari…- che di solito sono poco disponibili ad esporsi al confronto. Un altro metodo è quello di costituire un comitato di stakeholder, in cui siano rappresentati tutti i punti di vista e le categorie di cittadini coinvolti.

In Francia, fin dal 1995, il dibattito pubblico ha costituito la premessa per qualsiasi realizzazione in campo infrastrutturale, industriale, urbanistico. La materia è stata normata ed è stata costituita una  Commissione nazionale per garantire l’obiettività del dibattito. I proponenti, pubblici o privati, devono fornire il progetto – a partire dallo studio di fattibilità – di cui intendono chiedere l’approvazione, alla Commissione e finanziare i costi del dibattito pubblico. Il Débat ha un termine massimo predefinito e si conclude con la pubblicazione del suo bilancio. Attraverso il dibattito pubblico in Francia sono stati varati i principali progetti autostradali, ferroviari e la costruzione dei porti commerciali.

In Italia solo la Regione Toscana si è dotata di una legge sulla partecipazione, ispirata a quella francese.

Il tentativo genovese

A Genova, in occasione della discussione sulla gronda autostradale di Ponente, è stato sperimentato il dibattito pubblico. E’ un fatto positivo e importante che un Comune come quello di Genova si sia posto il problema di non decidere nelle segrete stanze della politica, ma di allargare alla città.  Promotore l’Amministrazione comunale che ha chiesto a Società Autostrade di finanziare un Dibattito, affidando ad una Commissione esterna, presieduta da Luigi Bobbio, l’organizzazione, il monitoraggio e la conclusione del dibattito stesso. Fin qui, tutto bene,  secondo la regia del débat public francese. Peccato che il dibattito sia partito con un pesante vizio di fondo:  la realizzazione della “gronda” è nel programma della Sindaco, Società Autostrade, soggetto attuatore, intende realizzare l’opera, e si è lasciata convincere solo a discutere parte del progetto relativo al percorso autostradale, quindi è mancata sin dall’inizio l’opzione“zero”. Un fatto grave, se si considera che
la decisione finale del tracciato della Gronda dovrà necessariamente passare per la “Valutazione di Impatto Ambientale” prevista per tutte le infrastrutture.
Nella procedura della Valutazione Ambientale Strategica è prevista anche l’opzione zero,che vuol dire tenere in considerazione lo stato attuale delle cose come elemento comparativo rispetto alle altre opzioni, e che questa comparazione può anche portare ad una eventuale non realizzazione dell’opera. Quindi, senza “opzione zero” il percorso del Débat viene inficiato.

Il Dibattito Pubblico si è rivelato uno strumento valido, ma essendo partito con questa pregiudiziale, non è entrato nel merito della questione e, come prevedevano gli scettici, ha finito per ratificare ciò che era stato già deciso a priori.

Foto tratte da:
skyscrapercity.com
agoramagazine.it
studiobaroni.wordpress.com
servizi.comune.cento.fe.it

La Partecipazione Urbanistica
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Recent Comment

  1. Pingback: Partecipazione urbanistica | Democrazia Deliberativa

Rispondi