Liguria: Il consumo della Riviera (e non solo) Commenti,Contemporanea-mente

di EOD

Basta farsi un giro in un qualunque giorno feriale che non sia nel periodo estivo o in coincidenza con qualche “ponte”, in un qualsiasi paese o cittadina della Riviera ligure, e confrontarlo con un qualsiasi giorno del periodo estivo per cogliere la differenza in termini quantitativi della popolazione presente in paese o nella cittadina stessa. E’ sufficiente ascoltare le trasmissioni di Radio 103,3 durante il periodo estivo o in corrispondenza di qualche “ponte”, per rendersi conto dell’assalto che la nostra regione subisce.

Qualcuno dirà: vocazione turistica! Certo. Tuttavia quello su cui bisogna porre l’attenzione è il problema di cosa ci costa mantenere e “promuovere” una vocazione turistica; dobbiamo chiederci se in nome di questo sviluppo, di questa nuova industria, sia logico pagare scotti piuttosto alti, e spesso inutili, che in genere hanno ricadute su pochi e disagi su molti.

Le Riviere, ed è fatto noto, sono il regno delle seconde case, ora grazie a piani di sviluppo regionali, accolti a braccia aperte dai vari comuni rivieraschi diventano anche il regno dei porticcioli. Certo l’Italia, e la Liguria in particolare, è patria di poeti santi e navigatori ma, soprattutto per questi ultimi si rasenta il ridicolo. Chi ha letto il libro “Il partito del cemento” ha trovato dati esaurienti sull’impatto che la “promozione” della nautica da diporto ha sulle nostre coste e non solo. Un porticciolo infatti comporta il bisogno di infrastrutture a terra, residenze per i proprietari delle barche, strade per raggiungerlo, ecc. ecc. E allora giù cemento, asfalto, scavi e alla via così, come direbbe un lupo di mare.

Ma delle ricadute sul territorio qualcuno si preoccupa? Ci si rende conto che dietro la frase “riqualificazione ambientale” si cela spesso il termine speculazione? Mentre talvolta la “chiarezza” manca nelle proposte di varianti agli strumenti urbanistici vigenti (come si sta profilando per la proposta di variante al PUC di Genova che riguarda varie zone della città ma soprattutto, e ripeto soprattutto, per la valenza ambientale in gioco, la zona di Sant’Ilario intorno all’Istituto Marsano…..)

Ci dobbiamo quindi chiedere se tutto questo cemento serva veramente e a chi. E’ il momento, forse l’ultimo, che le associazioni a difesa del territorio hanno per farsi sentire prima che non resti più nulla da difendere, almeno sulla costa. Certo l’entroterra va riqualificato: recentemente la Regione ha stanziato un sacco di soldi per l’ospitalità diffusa in Val di Vara, ci mancherebbe, se no la gente se ne va dall’entroterra…

Non prendiamoci in giro. Le occasioni di riqualificazione del territorio non si improvvisano, vanno studiate nella loro complessità in modo integrato e serio superando gli interessi di bottega e qui dobbiamo citare anche gli enti pubblici – comuni, comunelli e via dicendo – che invece di esercitare un controllo sul loro territorio addirittura diventano a loro volta speculatori.

E’ il momento, dicevo, di darci da fare. Le associazioni non possono più permettersi di arrivare sempre in ritardo; sbandierare il loro sdegno quando le ruspe sono già all’opera. I cittadini devono diventare parte attiva del loro territorio. Essere parte attiva significa essere informati prima e correttamente delle politiche che un ente vorrebbe mettere in atto, significa avere accesso ai documenti, poterli analizzare e discutere. Basta con i piatti pre-confezionati e con la falsa partecipazione alle decisioni. L’istituto della delega al politico non è oggi più praticabile tout-court come un tempo poiché, come si diceva più sopra, nel momento in cui la politica diventa imprenditrice non ci si può più fidare.

E allora? Allora dobbiamo farci sentire! Tanto per cominciare sarebbe necessario mettere in atto una moratoria generale del tipo: non si fanno più grandi opere sinché non si ha un quadro esaustivo delle vere necessità della regione in termini di infrastrutture ricettività alberghiera, se vogliamo limitarla a turismo, e degli impatti che le varie opere in progress hanno e avrebbero sul territorio (vedi piattaforma a Vado).

E’ necessario un coordinamento tra le varie parti attive sul territorio che metta in atto un presidio costante e continuo nei comuni, che partecipi ai lavori dove si deliberano le opere che, spesso, quasi sempre, partono con anni e anni di anticipo, vengono ereditate dalle giunte di vari colori e sulle quali tutti, in qualche modo, guadagnano. Interessante sarebbe fare una statistica del tipo:

1. progetto di porticciolo e campo da golf o posteggio o residenziale;

2. relazione tra proposta –approvazione-conclusione dei lavori contro

3. velocità di applicazioni delle opere necessarie alla salvaguardia del territorio/miglioramento della qualità di vita.

E’ sempre più necessario ed improcrastinabile che anche le associazioni superino le logiche localistiche e assumano una visione più generale e completa possibile. In Natura la relazione spaziale non è un’opinione; un porticciolo sbagliato da qualche parte può creare e crea danni anche in posti da esso distanti.

E’ su queste basi che si gioca la partita dell’ambientalismo. Certo, il cambiamento climatico, lo scioglimento dei ghiacci e così via sono temi importantissimi, ma non dimentichiamoci che derivano dalla sommatoria dei piccoli/grandi interventi che negli anni sono stati compiuti. Se proprio vogliamo tirarla per i capelli: oggi costruisco un porticciolo dicendo che serve al turismo; però ti dico anche che è necessario combattere l’effetto serra perché può indurre cambiamenti rilevanti del livello del mare in tempi relativamente brevi. Allora il porticciolo finirà sott’acqua? E allora cosa lo faccio a fare? Oppure poiché prevedo un innalzamento del livello marino, perché oggi faccio i moli così bassi? Si potrebbe andare avanti per ore; tuttavia è urgente è mettersi intorno ad un tavolo e formulare una linea d’azione organizzando e riunendo le forze in modo da diventare una sola voce. Questo ovviamente se lo scopo di tutti è la salvaguardia del nostro territorio. In caso contrario lasciamo perdere, compriamoci una barca e zitti.

Foto tratte da:
truciolisavonesi.it
uominiliberi.eu

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