Borsino dell’Ambiente: Saldi di fine stagione Commenti,Contemporanea-mente

di Massimo Salvi

Un Fast-food al Quirinale? E perché no. Magari anche una bella pizzeria al taglio e un locale di lap-dance ai piani alti, ovviamente per i clienti più facoltosi (astenersi Gheddafi, 200 vergini tutte insieme farebbero crollare il Palazzo). Mettiamoci anche Palazzo Chigi, tanto l’attuale inquilino dispone di una residenza privata dove sbriga, assieme ai suoi, gli Affari di Stato. Un’idea balzana? Non più di tanto. Con i proventi si potrebbe salvare il patrimonio pubblico che il leghista Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa, vorrebbe mettere all’asta a beneficio di tutti i palazzinari d’Italia e non.

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Si tratta di un immenso patrimonio: urbanistico, ambientale, culturale, naturalistico, strutturale e logistico. Chi più ne ha, più ne metta, c’è l’imbarazzo della scelta. Il rischio è quello di vederlo finire in briciole, smembrato in monolocali, porticcioli, seconde e terze case, beauty farm, urbanizzazioni. Insomma, sacrificato alla speculazione, con un unico destino: quello della cementificazione. Obiettivo: fare cassa.

A dare il via ai saldi di Stato è il decreto che va sotto il nome di “federalismo demaniale”, un “regalo” natalizio ora sottoposto al vaglio delle commissioni parlamentari. L’idea è quanto mai arsenale-di-veneziaaccattivante. Si tratterebbe di trasferire i beni demaniali a Regioni, Provincie e Comuni. Fin qui nulla di male, anzi. In questo modo gli enti locali potrebbero sfruttare al meglio le peculiarità del territorio che ora versano in stato di semi abbandono. Esempio le servitù militari non più utilizzate, tipo caserme, poligoni e installazioni di vario genere. In effetti sono 30mila i cespiti, di cui 16mila i beni immobili gestiti dall’Agenzia del Demanio (e suddivisi in patrimonio disponibile, demanio storico-artistico, beni immobili destinati agli usi governativi e Fip, Fondi immobiliari pubblici) per un volume complessivo di 70 milioni di metri cubi. A cui vanno aggiunti circa 150 milioni di metri quadrati di terreno del demanio militare. Di questi beni l’80 per cento si trova in otto Regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Sicilia e Lazio, con una notevole concentrazione – circa il 40 per cento – in Lombardia, Toscana e Lazio). Tra questi figurano autentici gioielli architettonici e ambientali, come l’Arsenale di Venezia, il poligono di Capo Teulada e forti sull’isola della Palmaria in Liguria, solo per citarne alcuni.
Purtroppo, a forza di “semplificare”, si è andati un po’ troppo oltre cancellando tout-court ogni logica di controllo, tutela e conservazione da parte degli Enti. Due gli articoli del decreto incriminati: il 5 e il 6 che prevedono rispettivamente l’automatico inserimento nel Piano regolatore comunale dei beni da alienare-valorizzare (praticamente senza vincoli di destinazione ed uso), e procedure estremamente soft per la loro acquisizione da parte dei privati (leggi immobiliaristi). In sintesi: speculazione edilizia e sfruttamento legalizzato del territorio oltre ogni limite.

Foto tratte da:
adnkronos.com
forum.zingarate.com

Borsino dell’Ambiente: Saldi di fine stagione
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